domenica 26 marzo 2017

“Il giorno della famiglia” tra musica e incubo – DD n° 366

recensione di Mattia Sangiuliano

Raccogliendo la richiesta d'aiuto di Madame Trelkovski, Dylan Dog dovrà indagare sul misterioso spirito di una ragazza i cui tormentati resti mortali non le consentono di trovare requie in un agognato eterno riposo.
Particolare della copertina di Gigi Cavenago; citazione dell'album Sgt Pepper's lonely hearts club band dei The Beatles

La famiglia è importante, vuole ricordarci in più di una toccante storia un personaggio come Dylan Dog; lui che, a livello familiare, non ha certo avuto un'infanzia così idilliaca (ad esempio QUI) deve confrontarsi con l'altra faccia dei legami di sangue. La famiglia è il luogo in cui viviamo, nasciamo e (si spera il più tardi possibile) moriamo. Al suo interno partecipiamo a gioie e dolori in parti variabili; luogo di condivisione e di intrighi ne assimiliamo, il più delle volte – nel bene o nel male –, il retaggio.


Il primo stare nella società passa attraverso la famiglia, attraverso i messaggi e i valori che questa veicola. Come ci mostra Dylan la famiglia è anche il luogo in cui si avvinghia, in spire soffocanti, la matassa dell'incubo. L'orrore di questo mese, scritto da Riccardo Secchi, si muove su due sferraglianti binari paralleli: mettendo in scena un riuscito intreccio. Due vicende apparentemente slegate si dissolvono l'una nell'altra, salvo ricongiungersi infine nell'epilogo della storia.



Due sono anche i disegnatori chiamati a occuparsi di questo albo; Valerio Piccioni, alle matite, e Maurizio di Vincenzo, agli inchiostri. Queste sei mani traspongono in fumetto il viticcio di trama, flashback e intrusione paranormale. La storia affonda le sue radici in un omaggio di sangue che riporta alla ribalta alcuni fatti di cronaca – della più nera, nda – facendo entrare in scena una macabra figura ancora vivente: Charles Manson. E il lascito efferato della sua ben nota “Famiglia”.




I disegni oscillano dalla dimensione trasognata del flashback a quella del fenomeno paranormale presentato prima nel suo dolore più estremo e, poi, nella sua più disarmante e infelice innocenza; Valerio e Maurizio approdano infine ad una felice rappresentazione di abiti e costumi – nonché di stilemi musicali – che portano l'impronta degli anni '60 e della loro Summer of Love. In questa ambientazione si muove il seme di una follia emulativa apparentemente irrazionale.


Droga e morte sono aspetti variamente intrecciati alle due tematiche su cui poggia questa indagine dell'inquilino di Craven Road: famiglia e musica dominano l'intrico della vicenda. La copertina disegnata dal brillante Gigi Cavenago è una riuscitissima citazione dell'album Sgt pepper's lonely hearts club band dei The Beatles, un'istantanea che immortala nel suo insieme il macabro rito che si cela dietro la storia di questo albo; tra legami di sangue e tributi da versare.

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