lunedì 13 febbraio 2017

Cronodramma – DD n° 365

recensione di Mattia Sangiuliano


Mettiamo da parte approfondimenti ex-trama e salti avanti e indietro nel tempo, come si è fatto da qualche mese a questa parte, nel tentativo di riempire buchi neri che abitano il tormentato passato del nostro inquilino di Craven Road n°7. Prendiamoci una pausa dalle giostre di antefatti e flashback chiarificatori; immergiamoci in un vero e proprio “Cronodramma” tenendo fermo un unico punto: il tempo. E da questo iniziamo a giocare con la nostra storia.


Gigi Cavenago ci delizia con una copertina quasi manierista in grado di racchiudere in un insieme definito le più disparate arti, dalle citazioni dei metafisici quadri di De Chirico passando per il cinema muto, approdiamo alla fine al fumetto vero e proprio. Una pioggia di citazioni e di commistioni che ben si sposano con il contenuto di questa storia, capace di giocare con la relatività spazio-temporale. La narrazione stessa vuole intavolare una partita a carte con il tempo.



Carlo Ambrosini, sceneggiatore visionario e disegnatore, va d'accordo con il nostro copertinista; anche lui, come Cavenago, si diletta di citazioni all'insegna di un'indagine tutt'altro che piatta, ricca di elementi fantastici che si dibattono – come la copertina – tra il metafisico e il surreale, offrendo una solida sponda al soprannaturale che prende vita di pagina in pagina, con il progredire della storia, trovando avvio e sintesi nella vicenda della cliente di questo mese: la scrittrice Aida Adams.



Werther Dell'Edera collabora con Ambrosini, offrendo il suo contributo grafico per le tavole. Dopo i tratti felicemente cupi dello scorso mese, in quest'albo vediamo alternarsi un graffiante tratto squadrato, massiccio e grezzo, rasente l'impiego del carboncino, ad uno più arioso, limpido, apparentemente appena abbozzato, di un'essenzialità quasi minimale capace di conferire – non a caso – un tocco straniante all'alternarsi di due vicende apparentemente indipendenti.



Un momento d'esistenza scivola da un'altra dimensione seguendo i cavalloni del tempo, poco prima che l'onda s'infranga avvitandosi sulla risacca del passato. Oppure di un passato che domanda requie. Due archi narrativi si intrecciano: alla vicenda dominante si annoda una ricerca strappata da un universo parallelo che squarcia il sottile velo che separa il nostro dagli altri molteplici presenti. Ma forse è solo un sogno sussurrato all'orecchio da un inquieto fantasma o da qualche demone solitario.

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