sabato 24 dicembre 2016

Un grande ritorno "dopo un lungo silenzio" – DD n° 362

recensione di Mattia Sangiuliano


Oltre 20 anni. 20 anni di presenza costante e continuativa. Dopo 20 anni come fidato e immancabile copertinista per la serie regolare, Angelo Stano, sul solco delle iniziative celebranti il trentennale della testata dell'Indagatore dell'incubo, lascia ufficialmente il testimone a Gigi Cavenago, nuova e promettente leva che entrata nella scuderia dylaniata – dopo la prima riuscitissima prova dello scorso mese – si cimenterà con le copertine dell'Indagatore dell'Incubo dal prossimo albo.


Per questo albo, invece, dovremo accontentarci di una copertina silenziosa, bianca. Allo stesso modo, all'interno, sarà silente anche il consueto editoriale scritto dal curatore Roberto Recchioni. Il tutto in chiara consonanza con il titolo della storia; detto fuori dai denti volto ad omaggiare un grande ritorno sulle pagine di DD: il Tiz.

Il silenzio è il tema che guida la narrazione di questa storia scritta da Tiziano Sclavi; la nuova indagine del nostro Dylan, tutta incentrata su una misteriosa presenza, lo porta a scontrarsi con un'entità anomala, non solo invisibile ma persino muta. Muto rimarrà anche il quinto senso e mezzo del nostro investigatore. Nonostante nulla sembri dare segni di vita ultraterrena qualcosa, percettibile appena sotto la superficie di un irragionevole dubbio, deve esserci per forza.


Il sempreverde Giampiero Casertano dal tratto pulito e preciso (vengono subito alla mente le tavole di altri suoi lavori, dallo storico Memorie dall'invisibile, sino ai più recenti Anarchia nel Regno Unito o Gli abbandonati) ci fa da cicerone dipingendo la (ri)caduta del nostro eroe nell'abbraccio di un vecchio e a lungo inascoltato amico.

L'alcol è il secondo protagonista di questa vicenda che parla di vinti e dannati, sconfitti ed emarginati, tutti sopraffatti; sulla scorta di una colonna sonora composta sulla partitura di un assordante silenzio. Un silenzio indifferente che, ogni anno, miete decine di migliaia di vittime. Come sempre, Dylan Dog, è occasione per parlare di questioni e temi tutt'altro che banali o scontati.

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