sabato 19 novembre 2016

Un eroe “sul fondo” del baratro – DD n° 359

Recensione di Mattia Sangiuliano


Un passato oscuro e macchiato di sangue da cui è difficile liberarsi si muove sotto la superficie, grava come un macigno il peso di una colpa che non è la propria; questo il macabro gioco che il destino conduce ai nostri danni. “Se guardi troppo a lungo nell'abisso, l'abisso guaderà dentro di te” è la frase nietzscheana colta a pennello per la storia scritta da Matteo Casali. Dylan segue nel baratro di una memoria soggiogata e offesa, il suo nuovo cliente: Holden – come quel giovane protagonista del romanzo di Salinger, esatto. Peculiarità di questo cliente? Una forte ipertimesia, sindrome che gli permette di ricordare tutto, fino al più piccolo dettaglio della sua vita ma che, in maniera distorta, gli consente anche di sintonizzarsi con alcuni killer. E di vivere i loro omicidi.


Marco Nizzoli ci guida in questo albo miscelando abilmente le sue chine; una sequenza descrittiva semplice ed essenziale dà l'avvio alla storia: l'apertura di un pozzo visto dall'interno ci dice che siamo sul fondo, metafora della condizione di prigionia e, al contempo, immagine di salvezza; metafora-immagine, questa, che attraversa l'intero albo. Nelle pagine successive l'essenzialità lascia il posto all'accuratezza: una deflagrazione di particolari ci catapulta sulla scena, al seguito del tormentato Holden, alla ricerca di incubi tutt'altro che immateriali. Nizzoli alterna alle descrizioni tavole più pulite, soprattutto per i primi piani e per i connotati dei personaggi, rievocando nell'insieme i tratti di quella “magnifica creatura” da lui firmata.

Più il nostro investigatore scende nel gorgo di questa vicenda umana, che è la somma degli orrori che il giovane Holden è obbligato a vivere, costretto com'è a guardare la parte peggiore e distorta dell'umanità, più il nostro Dylan viene anch'egli osservato, scrutato. Qualcosa di oscuro, qualcosa di ormai sepolto sotto le sabbie del suo passato, tracima nel nuovo cliente. Dylan sarà costretto a guardarsi dentro, sul fondo di un ricordo rimosso, caduto nell'oblio, e a fare i conti con sé stesso.

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