mercoledì 24 febbraio 2016

Cinema e horror d'autore per “Il generale inquisitore” – DD n°353

recensione di Mattia Sangiuliano.


Indagine tutt'altro che che semplice per il nostro Dylan che, superfluo dirlo, la ha viste di tutti i colori e anche questo mese non sarà da meno con una storia che ha il sapore del cinema – che lui stesso ama. Assieme a Dylan, l'uscente Marco Marcheselli ne ha viste davvero tante, così come l'entrante direttore editoriale: Michele Masiero, ancora ne avrà da vedere alla guida di questo galeone che è la Sergio Bonelli; compito di timoniere che lo porterà a fare i conti con le rivoluzioni del capitano Recchioni.


La storia di questo mese getta la sua ragion d'essere nel delirio di un film horror-storico (interessante commistione – nda) che tesse l'intreccio attorno a un talentuoso giovane regista, Michael Reeves morto dopo il suo terzo – e ultimo – film, capolavoro dell'orrore che porterà Dylan a indagare proprio su questa dipartita e tra le pagine di quella sceneggiatura, e di quel soggetto storico, de “Il generale inquisitore” che da il nome alla pellicola e all'albo; mentre una serie di omicidi riportano in scena l'analoga vicenda di persecuzione delle – presunte – streghe, inutile dirlo: Dylan non si ritroverà in un film ma invischiato in un incubo a occhi aperti.



Soggetto e sceneggiatura, omaggio al regista Michael Reeves e al suo ultimo film, sono di Fabrizio Accatino, autore capace di celare tra le pieghe del racconto flashback, ricordi, frammenti di pellicole che sorreggono la trama del racconto, senza divagazioni fuorvianti; tutto si srotola sotto gli occhi del lettore che si fa spettatore, ogni elemento catalizza l'indagine che incalza, unendo una buona dose di orrore e follia, pianificazione lucida e sanguinosa, all'ombra di un pregiudizio che alimenta l'incubo. Non può mancare un po' d'azione per coronare il divertissement del pubblico.



Luca Casalanguida regge il gioco agli scarti dell'intreccio narrativo, ammorbidendo il passaggio da un piano all'altro dissolvendo, senza fratture, e adottando soluzioni stilistiche e grafiche che guidano il lettore nel racconto in accordo con la sceneggiatura. Comparto grafico degno di nota, capace di giocare con i molteplici piani, come in un film, strizzando l'occhio ai flashback e ai “racconti nel racconto”, adotta chiaroscuri netti per la storia centrale oppure ombreggiature da film d'epoca, sino ad un patinato polveroso che rende l'idea della proiezione all'interno della storia. Capolavoro le struggenti chine delle ultime tavole “filmiche” che mettono il suggello dell'epilogo poco prima della parola “fine”.




Insomma: “Raccogliete le confezioni di popcorn, bottigliette e lattine, e lasciatele negli appositi raccoglitori, una volta terminata la lettura, e dirigetevi verso le uscite indicate. Grazie”.

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