martedì 29 settembre 2015

“La casa delle memorie”, Dylan Dog speciale n°29

recensione di Mattia Sangiuliano


Uscito il 19 settembre, lo speciale n°29 di Dylan Dog, edito dalla SBE, segna un'ulteriore svolta per la vicenda editoriale dell'inquilino della londinese Craven Road n°7.


Già dalla meravigliosa copertina disegnata da Massimo Carnevale si nota il vento rivoluzionario che investirà anche questa testata, sotto il profilo formale ma anche sotto l'aspetto contenutistico. Primo tra tutti logo e nome dell'indagatore, in cui s'intravede la bandiera britannica; in secondo luogo, sotto il nome, il significativo sottotitolo “Il pianeta dei morti”, quello che fu all'incirca un anno fa il titolo di una raccolta edita dalla BAO Pubblishing nel consueto – e raffinato – formato cartonato.
Solo in basso a destra, significativamente sottolineato in rosso, il titolo di questa lunga (160 pagine) storia speciale: “La casa delle memorie”.


Nell'intenzione dell'editore rendere stabile l'appuntamento con l'universo di quella Londra – se non di una Terra intera, sembrerebbe di capire – condannata alla zombificazione in un possibile futuro in cui un Dylan Dog invecchiato affronta un mondo di famelici ritornanti, seguendo così la trama impostata da quel “Cronache del pianeta dei morti” edito da BAO e contenente al suo interno le storie precedentemente pubblicate sui color fest 2 (“Il pianeta dei morti”), 10 (“Addio, Groucho”) e sull'albo gigante n°22 (“Il tramonto dei vivi morenti”), tre storie scritte e sceneggiate da quel Alessandro Bilotta che si cimenta in questa nuova – e felicemente lunga, nda – avventura di zombie, concepita appositamente per essere letta autonomamente, come un vero e proprio nuovo inizio, da chi, come il sottoscritto, si è perso qualche puntata, o non ha acquistato il volume unico cartonato.

Accanto a tematiche alte e a bei disegni puliti che portano la firma storica di Casertano, una buona dose di splatter dettagliato e ben distribuito che fa certamente alzare – perché no – la qualità dell'albo.
Et voilà. L'apocalisse è servita.


Alessandro Bilotta è uno di quegli sceneggiatori a cui piace giocare con le prospettive, non solo narrando di Dylan Dog e della vicenda ma anche, come un regista, con il punto di vista delle comparse che si muovono in secondo piano e che vengono catturate dalla camera per una manciata di sequenze, incrociate o mietute che siano poco importa. Il risultato del narrato, lungi dall'essere un'accozzaglia di materiale in più che rallenta la vicenda, contribuisce a far adagiare il lettore in quel tetro e angoscioso incubo che è la Londra post-apocalittica, tra ritornanti zombie e ritornanti immemori, che danno il titolo a questa storia speciale.

Giampiero Casertano è il disegnatore noto, vecchia guardia della scuderia dilaniata – dal celebre n°19, “Memorie dall'invisibile”, sino ai più recente “Anarchia nel regno unito” o “Gli abbandonati” –, dal tratto netto e deciso chiamato a ritrarre l'incubo ad occhi aperti – tematica ben rappresentata dallo stesso Bilotta –, in grado di cogliere la stanchezza di un Dylan Dog sempre più disilluso dall'umanità da cui vorrebbe ritrarsi, per non parlare di quella Londra luminosa ma decadente con tanto di ritornanti a zonzo, in un mondo piegato ad un nuovo (dis)ordine in cui viene quasi totalmente annullata la distinzione tra zombi e immemori, uomini che hanno dimenticato il passato, ma in un certo modo resa abissale tra questi due schieramenti e quegli esseri umani che cercano ancor più grottescamente di vivere una normale esistenza apocalittica.


Non resta attendere che il curatore mantenga fede alla parola data per quanto concerne la calendarizzazione del nuovo corso della serie “speciale”, ora ambientata in questo universo di zombie. Salvo qualche altra rivoluzione. O apocalisse.

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