mercoledì 23 settembre 2015

“La mano sbagliata” ritrae l'orrore (DD 348)

recensione di Mattia Sangiuliano

La mano sbagliata” (DD n° 348), copertina di Angelo Stano
In una Londra da “bere”, dentro il mondo dell'arte, in una mondanità fatta di finzione ed apparenza, Dylan accetta l'incarico offerto dalla talentuosa pittrice Anita Novak, l'unica indiziata dell'ispettore Carpenter per una serie di morti ispirate alle ultime opere d'arte di un'artista dapprima votata a ritrarre la vita ma che, a seguito di uno spaventoso incidente, una volta riacquistata la sua abilità, non può dipingere che l'altro aspetto della vita, quasi contraltare con la sua dolorosa e aspera rinascita, ovvero la disfatta, l'orrore: l'incubo.

Torna l'indagine a tutto campo, dopo l'azione del mese scorso, in questo albo firmato dal volto nuovo della sceneggiatrice – e scrittrice – Barbara Baraldi che con questo soggetto, prima felicissima prova che segna il suo esordio sulle pagine di Dylan Dog, tinge di noir un'indagine da incubo, dall'esito tutt'altro che scontato, con tanto di voce narrante in qualche passaggio, un thriller spietato e avvincente che cela dietro ogni angolo il vero protagonista: l'orrore.


La mano sbagliata” di sicuro non è quella di Nicola Mari, chiamato a occuparsi delle tavole di questo ultimo albo tetro e oscuro; le sue chine autunnali sanno divenire rappresentazione dell'ineffabile partita della vita con la morte. Fondali tetri e l'oscurità più perturbante a un anno di distanza dalla sua ultima apparizione per l'epocale – e colorato, quella volta – “Spazio profondo” (DD n° 337; settembre 2014) è anche autore di celebri albi come “Phoenix” o “Il sorriso dell'oscura signora” (n° 161) – risalente al 2000 e recentemente riedito dalla BAO Publishing.



Un noir tutt'altro che giallo partorito dalla penna della scrittrice Barbara Baraldi, nero come la pece o, perché no, come le chine di una vecchia firma: Nicola Mari, già noto per il suo tratto, cupo, crudo, che rende aspro e inconfondibilmente tagliente, persino nel dettaglio, il mento dell'indagatore dell'incubo. Un tratto felicemente inconfondibile che torna in questa cupa e torbida storia, a unire il passato e il futuro dell'indagatore dell'incubo.

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