giovedì 27 agosto 2015

“Gli abbandonati” ai confini della solitudine; Dylan Dog n° 347

recensione di Mattia Sangiuliano

"Gli abbandonati" DD n° 347; Copertina di Angelo Stano
Quasi in linea di continuità con quanto accennato per la conclusione della storia del mese scorso, ecco di ritorno il caro e buon vecchio Bloch, dalla pensione e dai dolci lidi della sua Wickedford.




Dal terrore metafisico tutto psicologico specchio della mente di Dylan di “...e cenere tornerai”, in quest'albo siamo proiettati in un limbo creato dal manifestarsi di un'entità soprannaturale alla ricerca di un nutrimento fuori del comune: individui che possano riempire il vuoto lasciato all'interno dell'ormai spettrale, solare, ma tutt'altro che ridente, cittadina di Winbring.



Ecco il duo Dylan-Sherlock alle prese con misteriose sparizioni in una cittadina fantasma che sembra non voglia rassegnarsi alla propria morte; il grido di dolore, straziante di chi vorrebbe continuare a vivere e, come un predatore, si predispone a soggiogare le sue vittime per catturarle, così da trattenerle a sé, stringerle, in una sospensione che permetta loro di non sentire dolore, fame, sofferenza. E con esse quel solitario fantasma di solitudine.

Paola Barbato si riconferma punta di diamante della scuderia dilaniata che si cela dietro le storie dell'indagatore dell'incubo; tra vecchi e nuovi nomi campeggia per la prolificità delle sue sceneggiature. Nella desolazione della spettrale Winbring emerge strisciante l'incubo, esalato dalle atmosfere e dalle chine di Giampiero Casertano, dal clima di morto abbandono da cui prende corpo l'azione. Da qui l'irrompere di rumori che spezzano il clima di quiete apparente che domina la scena.

LE CHINE di Casertano accompagnano la morsa di quel triste e solitario, ma non meno feroce, predatore che avvolge il mistero di Winbring, cittadina apparentemente morta e silenziosa che sorge accanto ad un aeroporto, e che stringe le sue spire attorno alle malcapitate vittime che si sono avvicinate troppo alla sua trappola.

ESPLOSIVE, letteralmente, le tavole a tutta pagina che accompagnano un albo fatto di azione più che di indagine, seguendo il copione ordito dalla scrittura di Paola Barbato; Casertano dimostra di saper il fatto suo e riesce a star dietro alla sceneggiatura. A tutta pagine – o a tutta tavola – anche il fiume di onomatopee che corredano l'action di questo albo che richiamano da vicino l'ultimo lavoro di Casertano per la serie regolare: “Anarchia nel Regno Unito” (DD n°339).


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