mercoledì 8 aprile 2015

Dylan Dog "Nel fumo della battaglia" (n°343)

recensione di Mattia Sangiuliano (@Sangy91)

Eterna è la lotta tra il bene e il male; un conflitto antico quello tra la luce e l'ombra, e Dylan nel mezzo chiamato ancora una volta a prendere posto “Nel fumo della battaglia”. Questo il significativo titolo dell'albo n° 343.


Copertina: ormai sembra superfluo parlare di rivoluzione dell'era Recchioni et similia, eppure, sull'onda della rosa delle felicissime copertine in stile “pop” degli albi precedenti, la lezione sembra essere stata appresa appieno dando i suoi frutti più maturi per la cover di questo numero. Gli occhi celesti di Dylan spiccano da un significativo gioco di ombre che tracciano il primo piano dell'indagatore dell'incubo che getta il suo sguardo avanti a sé oltre l'ombra e la tetraggine che ben definisce gli incerti contorni di quel fumo della battaglia; il tratto nero, spesso, dei suoi lineamenti e dei dettagli che lo caratterizzano, sopra un grigio scuro, un carbone forte, quasi nero anch'esso, segnano un confine appena definito. L'effetto traslucido della copertina crea un gioco di oscurità da cui non traspare alcun chiarore, eccettuato il turchese che tinge gli occhi dell'indagatore; solo oscurità in un effetto che vuole evocare uno strato denso da cui emerge il nostro Dylan, ancora una volta chiamato a confrontarsi con le ombre “nel fumo della battaglia” eterna.

Storia: il conflitto tra il bene e il male poggia su un fragile equilibrio che può essere fatto crollare con un soffio, un alito di vento o il richiamo di un bambino; proprio la paura di un bambino sperduto potrebbe far volgere gli esiti della battaglia verso l'inesorabile vittoria della tenebra. Dall'incerto esito del conflitto, dal terreno di battaglia ricoperto di caduti, un legame indissolubile capace di vincere anche la morte può essere sfruttato dalla tenebra, minacciando di far cadere il mondo nell'oblio.


Ancora un bambino e l'innocenza che porta con sé può fare la differenza, perché se il confine tra reale e irreale, sonno e veglia, sogno e incubo, vita e morte è così sottile da essere oltrepassato, il legame che un bambino ha con sua madre può squarciare questo velo che divide e separa i due campi opposti, in un confine tutt'altro che insormontabile. Un bambino che si trova catapultato tra gli opposti in perenne conflitto fra loro, tra il candore della fanciullezza e il dolore, tra la vita e la morte, come ne “Il calvario” (n°335).

Testi e disegni: entrambi portano la firma di Gigi Simeoni (suoi i testi di “Anarchia nel Regno Unito”, o le tavole di “Passaggio per l'inferno” storia contenuta nel Dylan Dog Color Fest n°7). Se non avevate digerito il tratto scuro e spesso delle tavole dell'albo dello scorso mese de “Il cuore degli uomini”, tranquilli, il tratto di Simeoni ha tutto un altro spessore, o meglio: chiarore, nero su bianco a differenza dell'ombrosa prova artistica della riuscitissima copertina dell'instancabile Angelo Stano – che andrebbe perlomeno incorniciata! –, rievocante a suo modo il conflitto tra bianco e nero, luce e tenebra, che torna nei testi dello stesso Simeoni in una vicenda fosca e cupa, drammatica ma piena di quell'inesausto senso di speranza che, nonostante il male che può premere da ogni dove, nonostante la lotta perenne, accompagna Dylan “Nel fumo della battaglia”.


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