venerdì 21 novembre 2014

Un tornado nella mente. #joinparallaxis

di Mattia Sangiuliano

Parallàxis n°0 – a twist in the mind, giugno-luglio 2014, Ekt Edikit, 10€.


Valerio Evangelisti in Alla periferia di Alphaville (l'ancora del Mediterraneo, 2000), scrive che con il termine paraletteratura, si intende “una narrativa parallela a quella definita “alta” (anche perché è mid-cult o peggio), con un proprio mercato, una propria peculiare longevità (di solito molto estesa), un proprio strettissimo rapporto con il pubblico, ma non con tutto il pubblico”.

Numerosi sono gli interventi di Evangelisti in merito alla letteratura di genere, spaziando dalle varie sfumature del giallo (noir, hard boiled), all'horror, passando per la fantascienza (che sia utopica, distopica o cyberpunk), oltre a interessanti scritti dal taglio monografico dedicati ad autori scelti, sottratti al silenzio in cui verserebbero a causa dello sprezzante disinteresse canonico verso la tanto deprecata serie “b” della letteratura: un nome fra tutti potrebbe essere quello di Curtoni.


Quella della paraletteratura, o letteratura di genere, è una storia silenziosa, sotterranea; per sopperire al silenzio e al disinteresse – talora snobistico – delle note case editrici, che si rifiutavano di estendere il proprio catalogo ad alcuni autori di “genere”, gli amanti di questa letteratura incominciarono così ad aggregarsi e a tradurre dalla più fiorente produzione estera europea o, addirittura, dando spazio alla produzione nostrana. È il caso di alcune riviste specialistiche per il filone fantascientifico come Futuro oppure Gamma di Valentino De Carlo o ancora l'elogiatissima Robot diretta dalla magnetica personalità di Vittorio Curtoni.

Evangelisti è colonna portate – e fondatore – della 'zine cartacea, poi digitale, conosciuta come Carmilla, da sempre impegnata nel trattare di paraletteratura o, come dice il sito di “immaginario e cultura d'opposizione”.

Nel corso della storia della letteratura, in special modo della paraletteratura, molte riviste o zine specializzate prima cartacee, per questioni economiche hanno deciso di digitalizzare le proprie testate per far fronte ai costi derivati dalla pubblicazione di una vera e propria rivista. Creare uno spazio ancora cartaceo o un prodotto specialistico per i cultori, gli appassionati o coloro che sono interessati a immergersi – più o meno consapevolmente – nell'universo della letteratura di genere è una sfida, innanzitutto editoriale, che porta a misurarsi con i residui di una abituale e diffusa sottovalutazione di questo tipo di letterature.


In questa direzione, in un certo senso controcorrente – e felicemente controcorrente, aggiungerei – troviamo il numero 0 di PARALLÀXIS – a twist in the mind; non solo racconti “di genere”, neppure saggistica fine a sé stessa, ma qualcosa che mette insieme questi due ambiti uniti ad una «veste grafica particolare e che contenesse fotografie bellissime», ecco: questo è Parallàxis; un libro (a tratti), una rivista (verosimilmente) o un periodico (speriamo!).

Cinque racconti, un turbine di narrativa con tre firme straniere – e che firme! – tradotte da Francesco Testoni più due nomi italiani e un saggio finale, a chiosare il “ground zero” di Parallàxis.

CICCI DI SCANDICCI di Valerio Evangelisti: Quando era in vita mi hanno chiamato Cicci, Cicci di Scandicci. Ora, vorrei che provaste a guardare una mia fotografia, e poi a dirmi se potevo chiamarmi Cicci.
Un viaggio in una mente malata, un disturbato e conturbante personaggio che si delinea tre le righe del racconto di Valerio Evangelisti, un rozzo figuro che si muove con il suo bagaglio di credenze, quasi costruito accarezzando certi risvolti psico-socioculturali di quell'aggressività che Zamperini pone a suggello di Parallàxis n°0 nel suo saggio conclusivo.

I FINALI FEMMINILI di Neil Gaiman: Da giovane ho imparato che gli occhi svelano sempre troppo.
Il tocco narrativo di Gaiman con quel suo saper mescolare tinte dark in una narrazione fluida e scorrevole, il piacere di una fiaba oscura e i solidi tratti di un racconto sussurrato; da quest'alchimia non traspare l'orrore ma, oltre la malinconia di fondo, qualcosa di più insidioso e strisciante: il brivido.

IL BISOGNO di Lisa Tuttle: Dopo danza, a Corey piaceva tornare a casa camminando attraverso il cimitero. Era un cimitero grande e ben tenuto, e offriva al visitatore tutta una serie di monumenti caratteristici e iscrizioni tombali piene di sentimento.
Non una dark story come ci aspetterebbe di incontrare oggi sugli scaffali di una libreria, magari con risvolti rosa o tinte hard in un balenante guazzabuglio di colori fuoriusciti da un dripping sconclusionato; prendendo in mano una “storia oscura” in questo periodo di crisi si rischierebbe di imbrattarsi le mani e sporcarsi la voglia di leggere. Con il racconto di Lisa Tuttle questo non succede; prosegue il brivido che ci siamo lasciati alle spalle voltando l'ultima pagina del racconto di Gaiman ed ecco il vero orrore; l'assenza, la leggerezza, la superficialità, il peso di tutti quei gesti mancati e di quell'egoismo che si palesa come la nostra colpa più grande, l'unico mostro reale e concreto con cui siamo chiamati a fare i conti.

COME HO CONOSCIUTO MIA FIGLIA di Max Barry: Tirarono fuori questa cosa insanguinata e urlante dall'addome di mia moglie, gli arti tremanti e striscianti, il volto come una zucca indiavolata, e mi chiesero, «Vuole scattare una foto?»
La sovversione dei nostri canoni sociali e comportamentali in una contraddizione che mina di far vacillare i sistemi morali dell'essere umano: un'altra faccia del nostro orrore quotidiano.

NOSTALGIA ROBOT di Silvia Candelaresi: Ciao, sono Ultimate, la tua intelligenza artificiale
L'ultimo racconto all'insegna della fantascienza con una firma italiana. Un gioco di identità, di punti di vista, dove l'etica incontra il fantascientifico prende l'avvio un ricollocamento di valori, scrutati come la migliore fantascienza ha sempre fatto, indagando e scavando nell'inquietudine.

L'AGGRESSIVITÀ COME GENERE NARRATIVO DEL DOPPIO di Adriano Zamperini: l'aggressività, questo il tema centrale, il vettore che guida la trattazione di Zamperini, ricca di spunti di riflessione e di riferimenti, focalizzando l'attenzione su quello che potrebbe essere ritenuto – non a caso – un caposaldo della letteratura dell'età vittoriana e apri fila per una parte considerevole di certa narrativa poi sviluppatasi per tutto l'arco del '900; partorito dalla penna di Robert Louis Stevenson: Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hide. Il doppio volto di un individuo rivelato attraverso lo scontro tra due poli nettamente contrapposti, bene e male, espressione della civiltà da un lato e espressione del primordio dall'altra; eppure – come ci viene suggerito – è proprio Hide la natura prima dell'essere umano “è su questo strato primitivo che si erge la civiltà, ossia Jekyll”. Attraverso la repressione degli istinti e delle pulsioni, il muro che viene gettato tra noi e l'animalità che si cela al nostro interno, attraverso un sistema di costrizioni morali e di etichette civili, si rende possibile la condanna della bestia – dell'Hide primordiale – nonostante l'insoddisfazione che la civile sanità porta con sé; il preparato chimico è il medium che rende possibile la liberazione delle bestia primordiale, il liberatorio abbandonarsi agli istinti e ai piaceri, subissando le costrizioni della civiltà. Dove, nella visione dell'epoca di Stevenson, l'aggressività è frutto di quel doppio, di quella divisione netta, tra primordiale e civile. “L'immagine della bestia ricorda ciò che l'essere umano non è ma che potrebbe diventare se non fosse tenuto a freno dalle leggi.”

Questo è il numero 0 di Parallàxis – a twist in the mind.

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