mercoledì 22 ottobre 2014

Gasparri nella rete.

di Mattia Sangiuliano

Maurizio Gasparri – @gasparripdl per gli amici della rete, meglio se via twitter – è un tipo d'uomo particolare: esponente del centrodestra, filoberlusconiano sino alla nausea, reazionario, conservatore e, questo è l'aspetto che ci interessa, figura pubblica molto attiva su twitter; un querelatore compulsivo che, però, non riesce a sottrarsi alle denunce che il web, gran parte del web, gli muove contro specialmente quando lo ritrova protagonista di una qualche vicenda di attualità, in cui, dalle maglie della rete, un suo tweet riesce a stuzzicare l'opinione pubblica. Quindi la pronta reazione del popolo del medium digitale.

Gasparri nella rete
Ma dato che stiamo parlando del vicepresidente del senato, sembra quasi scontato che un suo inciampo – se così ingenuamente lo si possa definire – scateni il rigetto e l'opposizione di gran parte dell'opinione pubblica.

Leggendo ciò che Gasparri scrive, e ciò che gli scrivono i suo follower, che tutto sembrano fuorché “seguaci”, emerge il ritratto di un politicante surclassato, figurante imbalsamato in una posa, intrappolato in un sistema viziato, in cui tutto diviene parodia e intrattenimento; lo si crederebbe un bot pre-programmato, settato su impostazioni predefinite. La scimmiottatura di un politico in stato di decadimento avanzato.

La cosa peculiare, che salta all'occhio di chi non segue abitualmente le diatribe digitali che vedono come protagonista il singolar tenzone gasparriano, intento a lottare contro orde di account cinguettanti, è proprio il suo peculiare e immancabile rispondere a tono a tutti, quel suo tener testa non solo alle critiche, ma anche agli insulti.
In altri casi si vede il vicepresidente forzista, rendere pan per focaccia ribattendo con gli interessi – e gli insulti – alle controcritiche; questa è la situazione che ha per oggetto l'ultima – ma sicuramente non ultima – vicenda, che vede per protagonista, nelle vesti di antagonista, una ragazza che ha preso le difese dell'artista Fedez.

Adesso, forse, solo questa breve premessa sarebbe servita come motivazione a non dar peso alla faccenda; non mi piace Fedez, non lo ascolto. Capita che lo critichi. Non mi piace. Va bene. Non mi piacciono neppure i suoi tatuaggi; anzi: non mi piacciono i tatuaggi in generale indi per cui non mi piace neppure Fedez. Va bene anche questo. Sono anche un conservatore? Benissimo. Sono pur libero di esprimere la mia opinione. Libertà. Ne siamo il popolo no? Qualcuno potrebbe anche darmi del cretino; me lo prenderei e starei zitto; si sa: la rete non risparmia nessuno e non fa sconti.
Bene o male anche rispondere a tono, insultando l'altro in maniera gratuita, non sembra neppure una cosa poi così astrusa. La rete, la libertà, ce lo permettono.

L'assurdo inizia a danzarci davanti agli occhi sotto i riflettori di luci stroboscopiche quando, nel momento in cui tentiamo di capire, o perlomeno di figurarci la scena, realizziamo che è un senatore della Repubblica a muovere queste critiche, persino vicepresidente del Senato, che è arrivato, dall'alto del suo scranno immaginario – molto immaginario in questo caso – a dare della cicciona e della drogata ad una ragazza qualsiasi che ha raccolto la sua provocazione via web, ribattendo al pensiero del senatore.

Si scatena la bagarre e, ben presto, su twitter esplode il tanto atteso Gasparrishow; l'hashtag che scala le vette della trend list, è proprio il famigerato quanto lapidario #Gasparri.
Basta aprire il proprio profilo e trovarsi alla testa delle dieci tendenze del momento il nome del vicepresidente del Senato, per capire che il ben noto Maurizio ne abbia combinata un'altra delle sue.
The Gasparri horror picture show

I post e i tweet sembrano diventare una galleria degli orrori, una specie di “The Gasparri Horror Picture Show” dove saltano fuori i vecchi e i nuovi tormentoni che hanno per protagonista – o per oggetto – proprio lui: #Gasparri.
Presto compare in TL anche qualcosa di fantascientifico: un #GasparriDimettiti balena su qualche profilo. Il cyberspazio pullula di amanti del fantastico e dello sci-fi.

Si va dal soft all'hard senza troppi complimenti, dal comico al satirico, dal raffinato insulto alla battuta sguaiata, passando per il riferimento sagace o l'offesa pesante; e sempre lui in primo piano, in tutte le salse, in una costellazione delirante e ammiccante di fotomontaggi e immagini di repertorio da far girare la testa.
È anche, come accennato, l'occasione per rispolverare i vecchi e intramontabili classici dell'insultante pensiero gasparriano; emergono così, scavando nella rete, anche piccole chicche autografe del diretto interessato, alcune immonde perle di ignoranza lanciate dal senatore destrorso nel corso della settimana, quasi coscientemente lasciate depositare e sedimentare sotto starti e strati di informazioni digitali sino allo scoppiare inatteso – e per taluni insperato – che porta a riscoprire la summa del suo pensiero, condensatasi in un ronzante ammasso caldo e fumante.

Se alcuni tratti del pensiero di Gasparri possono essere sintetizzati in una sorta di burloneria impenitente di cattivo gusto, è anche vero che altri aspetti di questo suo “pensiero”, sventolati in faccia all'opinione pubblica come un insulto, se si considera come aggravante la sua costante presenza almeno settimanale su qualche talk palinsestuale, non possono che sembrare insultanti a gran parte di quelli che – per loro sfortuna – hanno uno standard culturale poco più alto del suo – mi riferisco a un uomo di estrazione medio-bassa con la terza elementare.
La presuntuosa xenofobia e il conservatorismo votato all'utilitarismo di un esponente di destra radicale ne è un esempio; in tal senso anche una forma di coerenza se si guarda che nel curriculum del senatore ha spazio anche un'esperienza tra le fila del MSI (movimento sociale italiano) prima, e in AN (alleanza nazionale) poi; prima di un suo trasloco nel PDL – rintracciabile nelle vestigia del suo account su twitter – e all'attuale riesumazione di FI, dove si è comodamente alloggiato dal 2013.

Ma qual è la cifra inconfondibile di questo rapporto con la rete? Il suo prenderla di petto. La nota stilistica di Gasparri è il suo caratteristico rispondere a tono alle critiche, sino al punto di venir risucchiato dal gorgo maleodorante che egli stesso si è tirato dietro nel momento della caduta, nel disperato quanto vano tentativo di salvarsi aggrappandosi alla catena dello sciacquone. E Gasparri è sempre li, intrappolato nella sua posa, invischiato nella rete che si è intessuto da solo, ormai etichettato come barzelletta di sé stesso, in bilico sul ciglio della tazza, pronto a scivolare per il diletto del pubblico.

Anziché tirare dritto, come ci si aspetterebbe da gran parte dei “vip” o dei rappresentanti delle istituzioni, Gasparri risponde al tizio X che gli da del mafioso via social, così come risponderebbe a tono – e con il medesimo registro stilistico di chi risponde a un camionista ubriaco che ha sterzato in autostrada – a uno Scanzi che dalla poltrona di qualche programma di approfondimento politico (forse La7) gli dice le stesse identiche cose, magari velate da quello stile satirico-eroicomico del giornalista tipo del Fatto.
Gasparri finisce con il rimaner invischiato nel suo stesso inciampo, il frutto dell'illusione – e della presunzione – di ritenersi intoccabile persino sulla rete.

Ricapitolando: Gasparri è per sua natura – o “contro-natura” – portato a rispondere a utenti identificati con nome o cognome, minacciandoli di querela – e magari querelandoli! – così come fa con utenti celati dietro un'identità fittizia deprecando persino l'impossibilità – ahinoi! – di lanciare la querela contro il misterioso e sfrontato utente. Alla faccia della libertà di parola – o di insulto – che, ancora una volta, sembra essere prerogativa di una sola parte in campo.

La ricetta per un Gasparri perfetto: due dosi di misoginia istantanea non condizionata lasciata decantare con del distillato di berlusconismo puro al 99,9%; aggiungere poi mezza porzione di presunzione, due dita di cattolicesimo oltranzista diluito da sostituire eventualmente con mezza scorza di Democrazia Cristiana (anche in polvere), insofferenza verso la propria persona: tanto quanto basta; guarnire con revisionismo storico, meglio se in scaglie. Da servire tiepido. L'enologo consiglia di accompagnare il piatto con acido di batterie della macchina.


E pensare che per risparmiarsi tante ingiurie e insulti nonché tante querele, basterebbe schiarirsi le idee, ricordarsi di essere un esponente delle istituzioni. O perlomeno una persona civile.
Ma quest'ultima sembrerebbe essere una sfida davvero troppo grande.

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