martedì 25 marzo 2014

Ricordando Arturo Toscanini

di Mattia Sangiuliano

«25 marzo 1867
Alle tre di notte, nell'alloggio dei Toscanini al numero 13 di Borgo San Giacomo, nel quartiere operaio di Oltretorrente, nasce Arturo, Primogenito di Paola Montani e Claudio Toscanini. Malgrado le idee anticlericali del padre, il bambino viene subito portato nel Battistero di Parma, dove gli vengono imposti i nomi di Arturo Alessandro. Claudio proviene da una famiglia modesta, ma relativamente benestante. Pare fosse il venticinquesimo figlio della coppia formata da Angelo Toscanini e Eligia Bombardi, sua seconda moglie. Il padre di Arturo Toscanini di mestiere faceva il sarto, ma fu soprattutto prima ardente poi nostalgico garibaldino. È la madre a portare con piglio severo la famiglia. Dopo Arturo nasceranno altre tre sorelle. Nella sartoria dei Toscanini si leggono ad alta voce i romanzi più famosi dell'ottocento, oppure si cantano arie d'opera. A quattro anni, per la prima volta, Arturo mette piede al teatro Regio. In scena c'è Un ballo in Maschera di Verdi.»
Il testo sopra riportato è stato tratto dal secondo allegato della collana de "i grandi direttori", edita per Il sole 24 ORE Arte e Cultura, del 2006.

Nel 1876, all'età di nove anni Arturo viene ammesso come allievo esterno alla Regia Scuola di Musica di Parma. Già da subito si contraddistingue per la sua grande memoria. Nel 1878 diviene allievo interno. Studia solfeggio, teoria, armonia, pianoforte, canto orale, storia della musica, accanto alle altre materie. Dal secondo anno gli viene assegnato come strumento il violoncello. Toscanini si impone in breve come allievo modello. Nell'ultimo anno gli verrà conferito l'incarico di "insegnate aggiunto" di armonia.
Nel luglio 1885 si diploma cum laude in violoncello e in composizione, ottenendo il Premio Barbacini di 137,50 lire. Viene scritturato l'estate stessa come primo violoncellista da una compagnia operistica in partenza per il Brasile. Qui conobbe in breve un travolgente successo quando sostituì sul podio il direttore che avrebbe dovuto dirigere l'Aida. Fu un successo. Il diciannovenne Toscanini venne descritto come un prodigio.
Nel 1887 è a Milano. Viene assunto alla scala come secondo violoncellista. Negli anni seguenti dirige come itinerante una grande quantità di titoli d'opera in diverse città italiane.
Nel 1895 a Torino viene creata una nuova orchestra alla testa della quale verrà posto Toscanini come direttore. Il debutto al Teatro Regio è nel segno di Wagner con Il crepuscolo degli dei.
1903: lascia la Scala e dirige per tre anni senza incarico fisso in vari teatri.
nel 1906 ritorna alla Scala dove dirige la prima italiana del Salomé di Strauss. A seguito di attriti con lo stesso Richard Strauss, Toscanini non presentò più opere di questo autore.
Nel 1911 dirige a Roma tre esecuzioni di Messa di Requiem di Verdi.
Nel 1915 lascia il Metropolitan; scoppia la guerra e, tornato in Italia, dirigerà solo opere e concerti a beneficio delle vittime della guerra.
Inizierà un periodo di grandi incarichi tra America, Italia a tournée. Nel 1930 verrà schiaffeggiato fuori dal teatro di Bologna per aver dichiarato che non avrebbe eseguito l'inno fascista Giovinezza prima di uno dei due concerti dedicati alla memoria dell'amico Martucci. Il concerto verrà rinviato poi annullato. Toscanini deciderà di non dirigere in Italia sotto il regime. Nell'estate sarà nella tedesca Bayreuth nel segno del binomio wagneriano Tannhäuser e Parsifal.
Del 1933 la rottura col Fetival di Bayreuth in seguito all'ascesa di Adolf Hitler.
Nel 1938 si dimette dal Festival di Salisburgo in seguito all'annessione dell'Austria alla Germania.
Nel 1940 guida la NBC in una tournée in Sud America.
Nel 1946, dopo anni di lontananza, gli verrà affidata la direzione del concerto di apertura della Scala ricostruita dopo i bombardamenti americani del '43.
Del 1952 gli ultimi concerti alla Scala e a Londra.
Il 16 gennaio 1957, Arturo Toscanini muore nella sua casa di Riverdale, New York. Dopo un mese la salma verrà trasferita in Italia. La bara verrà posto davanti al teatro della Scala e, dopo la benedizione, l'orchestra diretta da Victor De Sabata, a sala vuota eseguì la Marcia Funebre dalla sinfonia Eroica di Beethoven.
Di fronte al Cimitero Monumentale dove Toscanini riposa, i cori riuniti della Scala, della Rai e del Conservatorio intonarono il Va' pensiero.
«Non era possibile non riconoscere le esecuzioni di Toscanini... Avevano sempre certe impronte, come l'accuratezza, l'intensità, l'energia, l'impatto drammatico e un implacabile mantenimento del tempo.» Yehudi Menuhin, violinista.

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