martedì 25 marzo 2014

“Il negazionismo, storia di una menzogna” di Claudio Vercelli

recensione di Mattia Sangiuliano

Claudio Vercelli, ricercatore di Storia contemporanea presso l'istituto di studi storici Gaetano Salvemini di Torino, è autore di un interessante saggio dall'attrattivo titolo “Il negazionismo, Storia di una menzogna” (Laterza 2013, pp 216, 20€).

«Questo libro si occupa di negazionismo olocaustico. Lo indaga da più punti di vista, non solo ricostruendone la storia ma cercando di mettere a fuoco, nel limite delle sue pagine, gli aspetti concettuali e ideologici, gli addentellati politici e le ricadute nella discussione pubblica» (p.VII)

Edito per la collana Storia e Società è un approfondimento estremamente interessante, che analizza in maniera lucida e organica, uno dei temi più controversi cui la storiografia contemporanea, nel campo dell'olocausto, deve confrontarsi.

Il libro è suddiviso in sei capitoli che seguono l'andamento cronologico del fenomeno negazionista, con grandi ripetizioni di quelli che sono i cavalli di battaglia del negazionismo stesso; lungi dall'essere ripetitivo è un testo costruito in modo dal fissare i concetti e spiegare, in maniera estremamente chiara come e dove vanno a incidere i fattori cardine del nagazionismo. Il primo capitolo “il negazionismo: una definizione in forma di introduzione” punta il focus su quelle che sono parole e tematiche cardine portando subito esempi e citazioni, definendo già da subito quello che sarà il rigoroso impianto di lavoro che attraverserà l'intera opera. Segue “Lo sviluppo del negazionismo”, concentrandosi sul fecondo sviluppo del negazionismo francese ed evoluzione di questo. Successivamente verrà presentato “Il negazionismo americano”, cui segue “il negazionismo italiano” sino ad approdare a “Il negazionismo nei paesi arabi e musulmani”. Il sesto capitolo analizza infine il nesso “Negazionismo e revisionismo”. Chiude il volume una “parziale conclusione” che vede protagonista “il negazionismo tra cospirazionismo e web”.

Il corpo testuale consta 188 pagine, divise in capitoli, a loro volta suddivisi in paragrafi tematici. Fa da corredo all'opera una nutrita bibliografia di ben 18 pagine e un ricco indice dei nomi che contando 5 pagine agevola una consultazione mirata in quel ricchissimo arcipelago di nomi più o meno noti di sostenitori o esponenti del negazionismo.

«Il negazionismo è un piccolo universo autoreferenziato, per alcuni aspetti quasi un genere letterario a sé, che non viene scalfito dalla ragione poiché ha una sua ragione che riposa sulla negazione»

Il negazionismo viene subito a configurarsi come un sorta di panorama culturale multiforme e poliedrico. Difatti, come precisa lo stesso autore, lungi dall'essere un cliché di una estrema destra oltranzista e radicale, il negazionismo è una tendenza amalgamante diffusa peraltro in una certa area della sinistra e arriva ad estendere le sue propaggini nel mondo musulmano mediorientale.

Dove la capacità di argomentare si scontra con la capacità di utilizzare determinate fonti storiche, la forza del negazionismo risiede nella strategia della decontestualizzazione “revisionando” le fonti, o negando l'esistenza degli assunti o delle prove più marcate che possono ostacolarne o farne vacillare le tesi. Proprio in questo campo torna il nesso della strumentalizzazione dell'universo negazionista che, al pari dei dati decontestualizzati e passati al vaglio de riduttivismo, non deve divenire egli stesso preda di una decontestualizzazione sociale e, al tempo stesso, politica.

Tra destra e sinistra negazionista cambiano determinati obbiettivi ma la rigida impalcatura è la medesima; in una analisi che ne descrive la nascita e la parabola ascendente, Claudio Vercelli fornisce una lucida analisi degli assunti mostrando come, teorie spesso inattaccabili, dal punto di vista teorico-argomentativo, abbiamo le medesimi radici di un antistoricismo manifesto fatto di destabilizzazione della ricerca storica se non addirittura manipolazione delle fonti, e non di rado l'allusione a un universo filo-complottista.

Nell'esempio più eclatante e ben noto, i negazionisti operano minando la credibilità dell'esistenza dell'olocausto avanzando ipotesi sulla sua attuabilità, sostenendo che l'olocausto non è mai esistito poiché non poteva essere attuato, di conseguenza non ci sono mai stati sei milioni di morti. L'impianto tecnico scientifico che fa da cavallo di troia alla destrutturazione della memoria storica deve fare i conti con i dati che, alla fine, sottendono o meno le tesi negazioniste. Non di rado infatti manca la distinzione tra “campi di concentramento” (Konzentrationslager) e “campi di sterminio” (Vernichtungslager); i primi come Dachau situati nella Germania, mentre i secondi nelle terre conquistate coma la Polonia adibiti all'eliminazione per gasazione. Nell'universo negazionista spesso manca questo anello, e vengono portati a esempi, dati ottenuti con stravolgimenti, o addirittura privi di riferimenti concreti o di semplificazioni funzionali per suffragare le tesi del revisionismo.

Claudio Vercelli descrive quello che è un universo a se stante ma che risulta essere devastante quando riesce a trovare ampio sfogo nella tribuna della politica ma, soprattutto, tra le fila di persone non addette ai lavori che non riescono a distinguere la penuria del lavoro storico di quelli che sono a tutti gli effetti sedicenti ricercatori.

Ancora, un'importante riflessione che l'autore affida alle ultime pagine del libro porta in campo il nesso tra mondo digitale e mondo reale, soprattutto in quello che è il campo delle nuove generazioni. Infatti proprio la rete «chiama in causa significativi aspetti caratteriali dell'individuo, sollecitandone un individualismo assoluto, un narcisismo tanto esasperato quanto debole poiché, come ogni narcisismo, oltre ad essere specchio di morte è anche annullamento della soggettività». In questo senso il negazionismo opera una strategia attorno al discorso della morte: tra visibilità e occultamento «gioca una parte della sua seduttività, alimentano un relativismo gnoseologico e cognitivo che si incontra con il cinismo e lo scetticismo, fattori che giocano un ruolo rilevante nel modo in cui una parte dei giovani e dei meno giovani si rapporta a sé e al mondo circostante».

La storia, come ogni verità, può essere studiata, appresa o anche contestata. Ma il valore dello studio e della ricerca non può essere confuso con il sensazionalismo o, peggio, con il frutto della strumentalizzazione e della manipolazione semplicistica per fini altri, che nulla hanno a che fare con la ricerca. In questo senso possono essere interpretate le parole di Walter Benjamin che aprono il volume: “Il frutto nutriente di ciò che viene/ compreso storicamente/ ha al suo interno come seme/ prezioso ma privo di sapore/ il tempo”.


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