lunedì 17 febbraio 2014

"Preghiera" di Giorgio Caproni

Ragazza con camicetta -
Amedeo Modigliani
parafrasi e commento di Mattia Sangiuliano
Anima mia leggera,
va' a Livorno, ti prego.
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fa' un giro; e, se n'hai il tempo,
perlustra e scruta, e scrivi
se per caso Anna Picchi
è ancora viva tra i vivi.
Proprio quest'oggi torno,
deluso, da Livorno.
Ma tu, tanto più netta
di me, la camicetta
ricorderai, e il rubino
di sangue, sul serpentino
d'oro che lei portava
sul petto, dove s'appannava.
Anima mia, sii brava
e va' in cerca di lei.
tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada.
Ancora una volta un ponte gettato tra Liguria e Toscana, più precisamente tra Genova e Livorno, la terra natia di Giorgio Caproni; ancora una volta una componente memorialistica attraversa questa poesia tratta dalla raccolta "Il seme del piangere", dalla sezione "Versi livornesi", interamente dedicata alla figura della madre del poeta.

Poesia strutturata su tre stanze, le prime due di otto versi ciascuna, l'ultima di quattro. Versi di vario metro caratterizzati da una forte assonanza di rime e ritmi che rendono il componimento molto cantabile, musicabile, secondo l'usus scribendi di Giorgio Caproni.
La prima strofa caratterizzata dal ripetersi di parole che finiscono con le vocali -o, -a, -i; creando forti effetti di ripetizione mediante l'utilizzo di allitterazioni, crea un forte legame fonosimbolico tra le parole, sostenuto anche da rime e assonanze interne agli stessi versi seguendo un andamento prosastico reso dai numerosi enjambement.
Fondamentale l'immagine di un viaggio notturno ("nottetempo" v.4), a significare un forte legame con la dimensione psicologica, quasi onirica, legata alla solitudine notturna; in quella notte in bilico tra sogno e realtà, in cui il poeta può veder concretizzare il proprio desiderio di ricongiungersi con la propria madre nella terra patria.
L'aspetto del simbolismo sonoro trova riscontro con il lessico e la situazione descritta dal poeta, da un lato l'ampio uso di parole che terminano in -a, restituiscono un senso di ampiezza, in assonanza con il bisogno di liberazione, di evasione da una condizione in cui il poeta non riesce ad esplicarsi, in questo senso, l'ampio uso di vocaboli che evocano una sorta di spaesamento fra la claustrofobia e il bisogno di evadere da una prigione, il tutto in accordo con le parole terminanti in -i che, viceversa, a livello del medesimo fonosimbolismo evocano il bisogno di maggiore chiarezza, reso da una sorta di climax ascendente al verso 6 in cui il poeta chiede alla sua anima, con tre imperativi "perlustra e scruta, e scrivi"; allo scopo di sollevare l'animo afflitto dell'uomo, poeta e figlio, che scrive questi versi una volta tornato da Livorno, con un vuoto nel cuore; mentre nell'anima, incaricata di compiere il viaggio, i ricordi rimarranno impressi.
Un viaggio illuminato da una "candela/timida" (vv. 4,5) che possa rischiarare un viaggio nella memoria, nel tempo passato, più che nello spazio fisico che separa le due città.

Come sempre in Caproni ritorna il leitmotiv del continuo rapporto fra la terra natale, Livorno, terra dell'infanzia e della madre, e la Genova di adozione, altra terra con cui, profondamente legato, sente rispecchiare la maturità, il dovere, contrapposto alla fanciullezza e all'aria di maternità che evoca l'altra terra toscana.

La seconda strofa, della stessa lunghezza della precedente è costruita attorno al medesimo gioco vocalico, questa volta ridotto alle semplici due vocali -o e -a; e dall'introduzione di una vera e propria rima - in senso più tradizionale - tra le parole, nella prima strofa registrabili solo per le rime "nottetempo"/"tempo" e per "scrivi"/"vivi".
La rima baciata caratterizza la seconda strofa che, abbandonando l'invocazione fra i due piani dell'io del poeta che, diviso, esorta la sua anima a compiere un incarico per lui impossibile; si introduce un tema memoriale, prendendo le mosse dall'aver nominato "Anna Picchi", madre del poeta, descrivendo alcuni tratti della sua persona, con occhio struggente, in una situazione paradossale, specchiantesi nel ricordo che il poeta custodisce proprio nella sua anima; mostrando come i piani di anima ed "io" non siano nettamente separati.
E al ritorno "deluso" (v.10) da Livorno il poeta non può che affidare la facoltà di ricordare alla sua anima, in una sorta di scissione che fa rivivere con chiarezza i piccoli dettagli che ammantano la componente memoriale che avvolge la poesia.
La scissione operata dal poeta è così in grado di configurare la sua anima, ancora giovane, capace di un'impresa quasi impossibile di tornare all'epoca della giovinezza livornese, per il fatto che, proprio la sua anima, porta dentro di sé i ricordi della fanciullezza di Livorno e di sua madre, quando era ancora in vita.

Nella struggente conclusione, offerta dall'ultima strofe, l'io lirico quasi supplica l'anima del poeta, sapendo che il suo cuore si riempirebbe di gioia, al solo incontrarla "per strada" (v.20) ancora una volta.

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