mercoledì 22 gennaio 2014

Cielo e mare…


di Francesca Romaldi

Le donne e gli uomini tendono a percepirsi al centro dell’universo.

Ogni dolore, ogni sfortuna è amplificata. Il mondo non può comprendere quanto è grande la nostra sfortuna, la nostra sofferenza.

La strada è lunga e tortuosa per giungere in quel posto in cui possiamo percepire l’equilibrio e la serenità di NOI STESSI.

Respiro, guardando il nero del mare e del cielo che si incontrano nel profilo di una città disegnato solo da mille luci multiformi e multicolore.

Niente luna, niente stelle …

In ogni momento là dietro l’angolo possiamo trovare una nuova difficoltà, un nuovo dolore, una nuova solitudine.

Porto lo sguardo nella mia vita, dopo aver percorso con gli occhi il mondo esterno e nero.

Ricordo le sofferenze, i dolori, le difficoltà lette, oggi, negli occhi di chi ho incontrato e il puzzle di me nel mondo degli “altri da me” si assesta.

Ogni mio confine si adagia contro i confini altrui. Ogni forma contribuisce a comporre il disegno di senso che solo insieme, i piccoli pezzi possono comporre.

La distesa di dolore si fonde , come il cielo con il mare nero invisibile, con i dolori altrui e, in mezzo al nero, mille luci multicolore e multiforme guizzano agli occhi come le piccole preziose gioie di un giorno, di una vita; il respiro diventa più umano e sostenibile come ogni dolore egoista.

Le lacrime non hanno più senso se non come simbolo di immensa tenerezza per la persona che sono, per le stupende persone che ho incontrato e che mi hanno concesso di dipingere una grande opera dentro la mia piccola vita.


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