lunedì 23 settembre 2013

In 'medium' stat virtus

di Mattia Sangiuliano
Come questo sarà, già l’abbiamo detto, ma in più sarà chiaro anche in questo modo: se considereremo di che specie è la natura della virtù.
Aristotele

"La virtù sta nel medium", apportando qualche modifica alla locuzione latina originale si può rappresentare quella che è la sintesi della politica e della propaganda odierna che viene veicolata da molti organi di informazione e di partito.
Con lo scoppio dell'utilizzo di massa dei social per finalità di varia natura comunicativa, non è più la misura della medietà ad essere la virtù ma l'eccesso di promesse e di presenta indipendenza del medium, del mezzo, che deve veicolare l'informazione e le opinioni.
All'interno del sistema lingua si possono distinguere delle varietà (diafasica, diamesica, diatopica, diastratica) che condizionano la forma e la lingua stessa del testo prodotto.
La varietà diamesica è condizionata dal tipo di mezzo utilizzato. Il supporto qualunque esso sia, rete compresa, per sua natura, condiziona il messaggio, è anzitutto un filtro che per certi versi limita la comunicazione di un determinato contenuto mentre, sul versante dell'effetto, amplifica la risonanza del messaggio, in primo luogo grazie all'ampia possibilità di condividere prodotti in un mondo liquido.
Il messaggio dunque, prima di essere costruito attorno al nucleo centrale dell'informazione, il più delle volte viene prodotto per una finalità di marketing: anzitutto la forma e il linguaggio vengono piegati per il bisogno di condividere dunque allargare il proprio pubblico. È un circolo virtuoso in cui, l'impronta, la riconoscibilità della forma del messaggio, etichettano il prodotto e il suo autore dimodoché possa più facilmente essere digerito dunque ri-condiviso con un pubblico sempre più vasto, in continua espansione.
La rete dà spazio a tutti ma conferisce più importanza e priorità ai messaggi di persone che godono già di una loro notorietà legata ai media "tradizionali". Dunque se la fama e l'apparire sono fattori ineliminabili per la veicolazione di un contenuto, essere sempre presente comunicando è d'uopo per alimentare la propria figura attraverso l'alone di apertura e di contatto orizzontale che lasciano intendere i social media. La virtù sta nel medium che, per sineddoche, rappresenta la fama.
Oltre il contenuto e la forma, il mezzo, il medium, al servizio dell'ansia di comunicazione della società, diventa uno strumento per emulare, l'oggetto che rappresenta la fama e l'eccesso di presenza come valore.
Le teoria più astruse, le dottrine politiche di estremisti, il nonsense, le opinioni filocomplottiste hanno una certa penetrazione nel tessuto della rete che funge da collante e catalizzatore per il proselitismo e trampolino per trovare un'ampia diffusione in altri ambienti quando persone che godono di notorietà veicolano questi contenuti per far leva sull'opinione pubblica o strumentalizzare certi assunti piegandoli ai propri interessi.
Diviene praticamente impossibile discernere la veridicità dell'informazione all'interno della rete; l'idea di democratizzazione reale in un contesto etereo e digitale ha finito con l'intrecciare opinionismo e giornalismo in un'endiadi inseparabile. Chi usufruisce di prodotti digitali li scambia per informazione libera e svincolata da ideologie politiche.
Quando si usufruisce di informazioni e di opinioni non bisogna accettare acriticamente degli assunti ideologici, soprattutto quando legati ad un utile fazionismo politico poiché veicolato da un medium, in cui la definizione "privo di controllo" non è sinonimo di "libero".
C'è bisogno di maggior senso di misura, legato a un maggior senso di criticità. Aristotele nell'Etica nicomachea definisce la medietà, come la virtù, e la pone tra l'eccesso e il difetto.
Quello che manca al medium digitale è la medietà, da porre tra eccesso di presenza e difetto di una mente acritica.

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