lunedì 29 luglio 2013

Tanti auguri 'Herr' Priebke. 100 candeline, per ogni morto delle Fosse Ardeatine

di Mattia Sangiuliano

'Non c'è nulla da festeggiare': frase fatta e d'occasione che solitamente viene pronunciata per segnare e incidere profondi solchi nelle vicende mediatiche tristemente note per la loro tragicità.
Oggi c'è ben poco da festeggiare e da stare allegri.
Che nessun nostalgico della croce uncinata si azzardi a cantare "Tanti auguri a te Erich Priebke", ne in italiano ne in tedesco; e se il buon senso e qualche sano dubbio assillasse anche i nostalgici del fascio littorio, anche questi dovranno esimersi dal rivangare quella storia stravolta e confusa che venerano, fatta di comunanza di ideali tra nazisti e fascisti, sovente uniti nell'endiadi del nazifascismo.

I fatti storici e concreti parlano chiaro, invece di lamentare i (ne)fasti dell'aquila e del Minculpop fascista o della Kulturkampf nazista, basterebbe leggere un sano libro di storia -rimedio che non nuoce mai alla salute- meditando e ammettendo, una volta tanto, che non tutti gli scrittori di storia sono comunisti che vogliono dipingere i nazisti come assassini e accettare che, a ragion del vero -quello storico- e cronachistico, i nazisti sono stati effettivamente degli assassini. E qui, al di là di ogni negazionistico dubbio, i numeri e le cifre, e le foto che ritraggono i volti di cadaveri irriconoscibili ammassati, ridotti a un numero, in fosse comuni dicono molto sull'efferatezza di certi crimini 'politici'.

Rileggendo i libri di storia che trattano dei fatti delle Fosse Ardeatine gli estimatori del patto d'acciaio dovranno però ricredersi e soppesare i fatti storici con maggiore occhio critico.

Il caso del neo centenario "prigioniero" italiano, ergastolano, dovrebbe far riflettere molte persone. Già la biografia del reo massacratore delle Fosse Ardeatine è tutt'altro che rosea e idilliaca. Tristi lutti familiari accompagnano il giovane Priebke sin dalla tenera età: un fratello più grande morto ammazzato, all'età di 17 anni, durante la Prima guerra mondiale e una madre che lo ha lasciato orfano all'età di 8 anni. Lutti familiari che sembrano presagire e quasi rendere scontato un destino di morte come quello che ce lo ha regalato alla storiografia contemporanea, destino di morte presagito e coronato da quel noto incontro a Berlino con Himmler che lo accolse tra le fila dei ferventi nazisti, colpito proprio dalla determinazione del giovane.

Per la giustizia italiana Erich Priebke, criminale di guerra che dal 1998 gode degli arresti domiciliari, ha sulla fedina penale (e sulla coscienza) tutte e 335 le vittime delle Fosse Ardeatine di Roma, quella rappresaglia dei soldati delle SS perpetrata ai danni di ostaggi italiani, in risposta all'attentato di via Rasella, lanciato dai Partigiani delle brigate Garibaldi. Nell'attentato di via Rasella morirono 32 soldati nazisti, un altro morì il giorno seguente. Gli ordini che Erich Priebke svolse con solerzia, riguardavano la pianificazione e l'esecuzione di quella rappresaglia che prevedeva la morte di dieci ostaggi italiani per ogni nazista che perdette la vita in quel 23 marzo 1944 (più cinque vittime aggiunte per errore o per evitare che parlassero dell'accaduto poiché i trattati internazionali vietano azioni di rappresaglia).

Svariate persone sostengono la tesi dell'avvocato difensore di Priebke, Giachini del classico "È soltanto un povero vecchio perseguitato da una campagna di odio, era soltanto un soldato ed eseguiva gli ordini".

Ci vengono presentate due figure, due immagini dello stesso Erich Priebke che si sovrappongono l'una sull'altra, la prima è quella di un gerarca nazista, un capitano delle SS crudele e sanguinario, mostro della seconda guerra mondiale in mezzo a tante altre belve assetate di sangue e vittime di un sistema di feroce crudeltà, resa ancor più esasperata da quel "eseguiva gli ordini" che vuole troncare ogni dubbio, revisionando colpe e condanne. La seconda immagine è quella di un vecchio come tanti altri, accompagnato da una badante (servizio di sicurezza escluso), una volta dedito a coltivare un piccolo giardino nella sua casetta nella zona sud di Roma (poi dismesso a causa dell'età che avanza); un anziano, un pensionato come tanti che non si fida dei medici e che va a fare la spesa passando al bar, ricevendo di tanto in tanto qualche visita, e uno stuolo di nostalgici nazi-fascisti che lo reputano un martire.
I centenari sono all'ordine del giorno, ormai insignificanti in una società che progredisce sempre di più crogiolandosi nel benessere, che guarda al futuro e relega gli eventi della storia in un alone del 'ormai è trascorso e superato'. 335 morti di 69 anni fa, per molti sono poca cosa, troppo lontani e, al giorno d'oggi, troppo insignificanti.
100 anni, un secolo in vita, sballottato tra Germania, Italia, Argentina e ancora Italia, dopo un ergastolo e capi d'accusa che lo vedono un 'criminale di guerra', frammenti del curriculum vitae di Priebke.
100 anni, una vita percorsa con una claudicante incertezza sul futuro che si stringe nei timori, nelle paure e nelle solitudini che un anziano può percepire come mortali, sono la condanna che sta scontando lentamente, in solitudine, Erich Priebke.

100 candeline per Erich Priebke, ma altre 100 candele per ricordare ogni singolo morto delle Fosse Ardeatine.


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