venerdì 10 maggio 2013

"Noi stiamo con Kyenge"

di Mattia S.

IUS SOLI o IUS SANGUINIS?

Il dilemma riguardante il tema della cittadinanza torna alla ribalta; dopo le votazioni per le politiche, dopo l'elezione (bis) del Presidente della Repubblica, l'ascesa di Enrico Letta al ruolo di Premier e la rapida quanto travolgente formazione della squadra di governo, verso la quale, per altro, non sono mancate critiche o perlomeno perplessità. IUS SOLI o IUS SANGUINIS?

A riaprire la questione è stata Cécile Kyenge (foto a lato), politica italiana medico e chirurgo, di origine congolese, eletta come deputato del PD il 25 febbraio scorso e, dal 28 aprile, ministro dell'integrazione nel governo Letta. Primo ministro di colore, o nero, come lei stessa preferisce definirsi, che appena eletta ha deposto una proposta di legge (firmata da Bersani e da Speranza) per l'adozione dello IUS SOLI, da parte dello stato italiano.

Lo ius sanguinis (diritto di sangue) è il diritto di cittadinanza vigente nella maggior parte dei paesi dell'unine Europea, fatta eccezione per la Francia che applica lo IUS SOLI, ponendo però qualche condizione (dal 1994 chi è nato nel territorio francese può ottenere la cittadinanza solo se ne fa esplicita richiesta a patto che abbia vissuto in Francia per un periodo non inferiore a 5 anni). Lo Ius sanguinis prevede la "trasmissione" della cittadinanza per via ereditaria, letteralmente "di sangue", dalla coppia genitoriale al figlio.

L'Italia, pur rientrando in quell'insieme di stati che adottano lo IUS SANGUINIS (diritto di sangue), non è però del tutto estranea all'applicazione dello IUS SOLI, che si applica in due casi: per nascita sul territorio italiano se i genitori sono ignoti o apolidi o non possono trasmettere la propria cittadinanza al figlio secondo la legge dello Stato di provenienza, oppure se il figlio di ignoti è trovato nel territorio italiano.
In Italia esiste il cosiddetto processo di "naturalizzazione" per cui:
"Se oggi un cittadino straniero vuole la cittadinanza italiana può ottenerla se ha vissuto almeno dieci anni in italia. Facile, ti trasferisci in italia, ci vivi per dieci anni dopodiché se non hai commesso reati e hai fatto il bravo puoi ottenere la cittadinanza italiana" (La truffa dello Ius Soli di Mattia Butta).
Inoltre i cittadini dell'unione europea possono ottenere la cittadinanza dopo soli 4 anni di residenza in Italia.

Il presidente del senato Pietro Grasso ha gettato luce su un problema che si potrebbe verificare, racchiudibile nell'assunto de Il Post che titolava un suo articolo: "Ius soli rischioso: troppe donne verrebbero in Italia solo per partorire Serve legge sulle lobby". Il problema si ripresenta sotto altra forma.

La posizione del sopracitato Mattia Butta nel suo testo scaricabile o consultabile online QUI, intitolato: La truffa dello Ius Soli, merita certamente un'occhiata, se non una lettura approfondita. Nonostante il titolo, che sembri, in un primo momento, attaccare le tesi, o sfatare il mito dello IUS SOLI, il contenuto si dimostra subito poliedrico sotto molteplici punti di vista e ridimensiona la "veemenza" della copertina già dalle prime righe affermando:
Truffa è una parola grossa, lo so. Però se uno ti vende un rasoio elettrico e dentro la scatola trovi reggigomiti ergonomico hai qualche ragione di pensare che sia una truffa.
Ricapitolando, come si può capire la situazione della scelta non è meramente riconducibile ad uno schema di nero-bianco, sbagliato e giusto. Come si può osservare dalle varie legislazioni dei paesi europei, non si adottano misure prettamente riconducibili allo schema dello IUS SOLI o allo IUS SANGUINIS. Un esempio concreto è quello della Francia che non rilascia poi così automaticamente la cittadinanza, o quello dell'Italia, che concede la cittadinanza secondo norme che non sono poi così restrittive (NB: sempre per cittadini comunitari).

Lo stesso partitismo ha relegato, più o meno volutamente, la questione del diritto alla cittadinanza in una battaglia, riconducibile al classico scontro Destra-Sinistra. La sinistra si è sempre spesso mostrata incline a cambiare lo status quo, senza però riuscire a far valere la propria posizione in seno all'opposizione del troppo longevo ventennio berlusconiano, e adesso non riesce a sfruttare i mezzi e le strutture che ha a disposizione, puntando sulla "concessione", dimentica del fattore dell'"inclusione". Dall'altro lato la stessa destra porta in sé il germe di quel troppo spesso tollerato neofascismo, figlio dell'MSI e della Fiamma Tricolore, che ha avuto in Pino Rauti il fondatore e il paternale dirigente. Dal più dichiarato e anticostituzionale antisemitismo, ai danni dello Stato e di uomini e donne extracomunitari, la destra "moderata" ha schernito l'altro ramo del parlamento accusandolo di eccessiva "inclusività", additando lo straniero, il diverso, quello che, in un'ottica da crociata (da vero 'mamma li turchi'), porta l'infezione, la pestilenza, che ruba lavoro e che violenta le "nostre" donne, come mettono bene in mostre raffinati manifesti di Forza Nuova; mentre esponenti della destra guardano a Mussolini come eccellente statista e ad Obama come "un giovane, bello e abbronzato", il dibattito sulla cittadinanza viene bocciato all'istante dai "conservatori".
Anche l'ex-comico Beppe Grillo, in toni xenofobi, e con le derive populiste e demagogiche del suo blog, attacca la riproposizione della questione sulla cittadinanza agli immigrati, accusando i politici (e la società civile) di parlare di problemi che non sono importanti, accusando i politicanti di distogliere l'attenzione dai veri problemi, vendendo "fumo" in sostanza, mentre i veri problemi sono altri; ripete la sua contrarietà e la linea del MoVimento, in disaccordo con lo IUS SOLI, trovando il pieno appoggio delle varie "istituzioni collaterali" di estrema destra, come casapound, che non hanno mai smesso di mostrare la loro simpatia nei confronti di Grillo, o il caso degli sbandieratori di FN al seguito dei "grillini", durante le manifestazioni "contro-Napolitano, pro-Rodotà", inquadrati da tutte le televisioni nazionali -il paradosso in piazza, sotto gli occhi di tutta l'Italia.

Basta dare un'occhiata in giro per il web per capire che lo stesso "MoVimento 5 Stelle" non ha una posizione programmaticamente accettata da tutte le anime della stessa forza politica. Ci sono anche stati casi di opposizioni interne che, se non sono sfociate in aperte scissioni, hanno lasciato un po di acredine nel MoVimento, già a partire dai primi mesi del 2012, o del recente caso di Fabiana Dadone.

Qualche giorno fa il quotidiano di orientamento sinistrorso, l'Unità, ha pubblicato, nella sua versione web, una sorta di comunicato e di manifestazione per la raccolta di firma digitali per appoggiare la causa di Kyenge, che è anche quella di molti cittadini che vivono nel nostro territorio:
La cittadinanza italiana a chi nasce in Italia. Un principio semplice, adottato da molti grandi Paesi, ma che da noi si scontra ancora con un muro di veti e resistenze. Così, mentre crescono a macchia d'olio le dichiarazioni bipartisan a favore dello ius soli, questo diritto in Italia non è ancora diventato legge. La scelta della Cecile Kyenge di fare della cittadinanza "per nascita" e non "per sangue" la sua prima battaglia da ministra dell'Integrazione va dunque appoggiata e sostenuta. Per battere le lentezze e cancellare i pregiudizi. Chiediamo al Parlamento di approvare una legge di civiltà. (dal sito de l'Unitàhttp://www.unita.it/firme/noi_stiamo_con_kyenge/ )
La neo ministra per l'integrazione Cécile Kyenge ha anche ritrattato la sua posizione senza però smentire la sua opinione sullo IUS SOLI, per tentare di aprire un dialogo il più possibile coinvolgente e proficuo.

Lo IUS SOLI può convivere con lo IUS SANGUINIS, e riuscendo a creare le adeguate strutture si può procedere verso un'integrazione prima di tutto civile, politica e sociale, senza dimenticarsi della dignità di molte persone e di molti bambini che nascono in Italia.

Per firmare l'appello (totalmente gratuito): QUI, il fatto di mostrare interesse contribuisce a risolvere il problema.

"Io sto con Kyenge", per dare dignità anche agli ultimi.

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