mercoledì 24 aprile 2013

Il duro lavoro dell'assessore

di Mattia S.

"Il malvivente 'Flipper' Romoviz a piede libero. Procedono le indagini degli inquirenti mentre lo scandalo getta nel caos il penitenziario di Montacuto, edificato a pochi chilometri dai sobborghi della cittadina portuale di Ancona. Indagini a tutto campo e più di un richiamo ai tutori della legge che non sono riusciti a impedire l'evasione del recidivo violento, stupratore e pluriomicida, conosciuto con il soprannome di 'Flipper'. Le indagini procedono a ritmo serrato; le unità cinofile hanno setacciato in lungo e in largo la zona del carcere alle pendici del monte. L'ipotesi di una fuga via mare o di una presunta caduta è stata subito esclusa dagli inquirenti che stanno seguendo la pista di un possibile complice che possa aver fornito l'aiuto e..."

"...l'asilo di cui il fuggitivo aveva bisogno... eccetera eccetera". Conclude la lettura dell'articolo il signor Morrison piegando il giornale e lanciandolo sulla scrivania ingombra di appunti e fascicoli etichettati, i cui nomi vengono illuminati da una falce di luce che filtra dalle veneziane del suo ufficio in centro. "A quanto pare quel giornalista, quel Kerry, ci sa proprio fare" pensa un'ultima volta prima di dimenticarsi totalmente dell'articolo e del rumore di telefoni che squillano e il vociare ovattato al di la della sua porta rigorosamente chiusa, per non disturbare le lente e ufficiali mansioni mattutine dell'assessore Morrison.
Proprio mentre si lascia andare, reclinando la sua professionale poltrona di pelle, allungando le gambe sotto la scrivania, e calandosi il cappello di tela sugli occhi, un'impercettibile e quasi indistinto bussare lo costringe a un parziale ritorno alla realtà: -Avanti!-
Dalla porta che si apre molto lentamente fa il suo ingresso nell'ufficio la segretaria personale dell'assessore. Donna giovane, poco più che una stagista, lo si capisce dai gesti e da piccole insicurezze, glielo si può leggere nei piccoli orecchini di perla che porte appesi alle orecchie e nei capelli raccolti sulla nuca, ce l'ha stampato sulla camicia rosa salmone, tra le cui vaporose maniche regge una pila di fascicoli con la copertina rigida in cartone sotto un collo liscio e niveo che la scollatura fa spiccare in quell'afa che pervade gli ambienti di quell'affollatissimo ufficio. La segretaria si muove lentamente su scarpe nere dal tacco modesto, con le gambe fasciate in una gonna scura, lunga, che occulta delle calze di nylon; e quel suo atteggiamento da gatta la dice molto lunga su quell'atteggiamento apparentemente impacciato che nasconde, invece, una certa padronanza di una sorta di arte ammaliatrice che molte donne non sanno di possedere.
-Le ho portato i documenti che mi aveva chiesto- dice la segretaria facendo finta di non curarsi della posa sfrontata del suo capo che se ne sta con le dita incrociate dietro la testa, sprofondato nell'alta carica che riveste, in maniche di camicia tirate sui gomiti e con la cravatta allentata, che rivela un vigoroso e abbronzato collo, che si sposa in un magnifico contrasto, con il candore della camicia.
-Grazie Simona- dice l'assessore in tono affabile, senza però mutare la sua posizione stravaccata. Attendendo altre istruzioni, o il congedo, la segretaria può assaporare quel momento di intimità con il suo titolare, proprio nel luogo così rispettabile della pubblica amministrazione, circondata e avvolta dall'insolito calore primaverile.
Dal canto suo, l'assessore, con una certa malizia, che sposa perfettamente la sua naturale quanto sfrontata pigrizia, si gode quell'istante, sentendo, su ogni centimetro del suo corpo accaldato lo sguardo della giovane donna.
Alla fine è proprio lei a fendere il muro di silenzio tra di loro evocando un tono di voce appena professionale e forse per questo estremante suadente: -ho saputo che ieri ha avuto a che fare con la polizia sa... per la faccenda del... dell'assassino, quel Romo... si insomma, il polacco-
-Romoviz- corregge l'assessore dal fondo del suo cappello, riuscendo da dietro la tesa del copricapo a tracciare la direzione dello sguardo di Simona che gli sta accarezzando con innaturale tranquillità il petto, sotto le pieghe della sua camicia di sartoria.
-Si esatto! Flipper Romoviz! ho saputo che suo figlio lo ha visto e... sta bene vero?- domanda declinando il tono in modo da fargli prendere una tonalità lievemente concitata e preoccupata.
-Mio figlio Vlan sta bene! È un tipo tosto, come me- dice l'assessore, riuscendo, sempre dal suo tattico posto di vedetta, a scorgere un sorriso compiaciuto sulle labbra della sua segretaria personale.
-Hanno anche detto che ha aiutato nelle indagini. Ne parlano tutto nel palazzo! Ma lo hanno preso?-
-No, ancora no- sospira l'assessore Morrison, scuotendosi dalla sua posizione assumendo un certo decoro, arrivando persino ad appoggiare il cappello sui nuovi fascicoli che la segretari gli ha appena depositato sulla scrivania. -Ma confido che le informazioni di mio figlio risulteranno determinanti per sbattere in galera quel delinquente-
-È vero che ha anche collaborato con la stampa?- domanda Simona, non riuscendo a nascondere un certa civetteria quasi infantile.
-Certamente, ho informato e aiutato personalmente nelle indagini anche un giornalista locale, Kerry! Gli onesti cittadini della nostra città, devono sapere! hanno il diritto di essere informati!- Dice l'assessore, gonfiando un po la storia e la realtà dei fatti.
Uno squillo dall'ufficio accanto irrompe con forza attraverso la porta socchiusa riportando entrambi alla realtà.
-Le serve altro, signor assessore?-
-Per ora niente, ti farò sapere, puoi andare-
Simona si avvia verso la porta ma si blocca poco prima di uscire, qualche cosa la immobilizza, e impala li sulla soglia, quella sua figura così longilinea e quasi esile. Alla fine, trovando un po di coraggio si volta verso l'assessore che la sta osservando con molta attenzione: -riguardo a quello che è successo l'altra sera...-
-Faremo finta di niente e non ne parleremo con nessuno- conclude l'assessore Morrison.
-Si, certamente!- concorda la sua segretaria sorridendo, prima di allontanarsi ancheggiando in direzione dell'assessore Morrison, che torna a sprofondare nella sua poltrona, davanti alla foto di famiglia e al giornale ripiegato.

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racconto precedente Gentleladies di Diego Petrachi

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