domenica 3 marzo 2013

Porcile


"Porcile" (pigsty) è un film scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini, tra il 1968 e il 1969.


Pellicola molto interessante ed estremamente attuale che merita, a mio avviso, una ri-visione molto attenta. Molte tematiche trattate, possono essere terreno fertile per nuove riflessioni, oggi, dopo oltre quarant'anni dall'uscita del film.


Il filo narrativo è caratterizzato dalla sovrapposizione di due storie distinte. La prima è ambientata nell'Italia del '500, alle pendici del Vesuvio, mentre la seconda nella Germania del 1967, al tempo delle prime manifestazioni studentesche. Anche i protagonisti delle due vicende non hanno apparentemente niente in comune. Il primo è un cannibale, di cui non viene menzionato il nome. La seconda storia è incentrata su Julian, giovane rampollo benestante figlio di un imprenditore tedesco: il disabile Herr Klotz.


Mentre il cannibale si aggira per lande vulcaniche desolate, cibandosi di farfalle e serpenti; il giovane Julian passeggia fischiettando per i saloni della villa "italianizzante", come egli stesso la definisce, di famiglia, nei dintorni di Koln (Colonia) in Germania.

La vicenda del cannibale, quasi surreale per la violenza che ne permea le sequenze, è inoltre caratterizzata dall'essenza di dialoghi; le uniche battute del protagonista sono le emblematiche: "ho ucciso mio padre, ne ho mangiato carne umana o ora tremo di gioia".
Vengono poi presentati alcuni personaggi della storia di Julian: il padre imprenditore-borghese, che confidandosi con sua moglie, descrive Julian come un ragazzo "né ubbidiente, ne disubbidiente". Entrerà poi in scena la diciassettenne Ida (innamorata ma non ricambiata da Julian) che cercherà, attraverso l'impegno politico, di dare un senso alla propria vita. Ida, fiduciosa nei propri ideali, tenterà di coinvolgere il suo amato Julian in una manifestazione che avrebbe previsto il "pisciare contro il muro di Berlino". Il rapporto Julian-Ida è caratterizzato dal fatto che il giovane non prenda mai sul serio l'amica più piccola; i loro dialoghi sono così farciti di onomatopee, allitterazioni e versi privi del benché minimo significato, concorrendo a creare scene surreali se non addirittura grottesche.

Julian si è reso conto che come rivoluzionario è un conformista. Arriverà a dire: "non ho opinioni" sottolineando così il suo carattere apatico. Vive immerso nel limbo di non-opinioni, lontano dal mondo reale, avvolto in un'aria di segreto e di mistero.


L'unica cosa che sembra suscitare un qualche interesse nel giovane è una sua segreta perversione: la zoofilia.

Non passa giorno in cui il giovane non rifugga i rapporti sociali con altri esseri umani per rinchiudersi nel porcile della tenuta così da poter consumare rapporti sessuali con i maiali.
Lo stesso padre, Klotz, ironizzando, identificava nei maiali la sua stessa classe sociale di capitalisti e borghesi.
Successivamente, mentre suona l'arpa, Herr Klotz si interroga su chi sia quell'uomo chiamato Herdhitze, concorrente imprenditore, che insidia il suo primato produttivo. Herdhitze non mancherà di fare la sua entrata in scena. Herdhitze in realtà è Hirt, un vecchio amico di Herr Klotz, che durante il regime nazista aveva trafficato in denti d'oro strappati ai prigionieri e in crani di ebrei bolschevichi per l'università di Strasburgo. La caduta del regime e il pericolo di finire nelle mani degli alleati lo costrinse a cambiare nome e sottoporsi ad interventi chirurgici per modificare il suo aspetto.

Un altro tema è quello del nazismo, della crudeltà e della ferocia, che filtrano dal mondo del cannibale, sino a permeare quello del giovane Julian.

Herdhitze (alias Hirt), informando Klotz che sa del segreto di suo figlio lo "convince" a fondere le due aziende. Quasi contemporaneamente Julian, ripresosi da una malattia che lo aveva costretto a letto in stato di catalessi, viene a sapere che Ida se ne andrà per sposarsi. In un meraviglioso monologo Julian le darà l'addio confidando, tra le righe, il suo morboso amore, senza però rivelarne l'oggetto.

Mentre in casa tutti festeggiano la nascita del nuovo colosso industriale, la vicenda di Julian e quella del cannibale, si avviano verso il rispettivo, tragico, epilogo.


"Porcile" è senza dubbio uno dei migliori film di Pier Paolo Pasolini. La narrazione si svolge con la levità di una poesia, curata sin nei minuscoli dettagli e nelle più raffinate citazioni.

Dall'impegno sociale, all'impegno politico (o -analogamente- antipolitico), passando per il fenomeno delle contestazioni; molte delle tematiche toccate dalla narrazione risultano essere motivo di spunto per riflessioni doverose e sempre attuali. Attraverso il personaggio di Julian si descrive un mondo alternativo a quello di ideali e sogni di patriottismo o di ribellione comuni a molti giovani. Julian rifiuta il contatto con i suoi simili e arriva a svelare con un paradosso (che poi paradosso non è) che come rivoluzionario, altro non era, che un conformista.

"Porcile" è un'opera magistrale che merita di essere vista.


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