mercoledì 27 marzo 2013

Ombre dicon vero

di Mattia S.

Il vecchio esce dal locale borbottando fra sé e sé il nome 'Flipper', portandosi dietro quell'asfissiante odore d'acqua di colonia da discount e la puzza di naftalina che spesso accompagna gli indumenti delle persone di una certa età.
"Che cialtrone" pensa il giornalista scuotendo la testa mentre riprende la lettura del suo quotidiano dove, in prima pagina, campeggia il suo ultimo articolo: "Questo piace alle persone: i fatti! Non le favole!"
Scorrendo le righe dell'articolo che ormai gli si è stampato in testa, alterna la lettura del giornale a sorsate del suo espresso, nero e amaro, addentando il pasticcino alla fragola, che si è fatto servire al tavolo. Il meritato premio per il suo ultimo pezzo.
Qualcosa però lo distrae costringendolo a rileggere più volte la stessa riga. Non ha mai creduto al 'sesto senso del reporter' eppure...
"Una favola interessante dopotutto" si ritrova a pensare. Subito, però, scrolla la testa tentando di liberarsi da supposizioni e congetture. Lui è un uomo con i piedi per terra; è un tipo pragmatico, non presta ascolto a voci di corridoio "se poi vengono da un vecchio con la reputazione corrotta..."
Nella sua città, questo giornalista, lo conoscono tutti. Scrive sul primo quotidiano della regione e ha un ufficio tutto suo nella sede della redazione con tanto di targa in ottone, che porta inciso il suo nome, fuori della porta. Ha parlato di tutto nei suoi articoli: dai problemi della viabilità, ai traffici illeciti che coinvolgevano il porto. Anche a livello nazionale ha avuto la sua bella reputazione: ha intervistato Karol Wajtyla appena salito al soglio di Pietro ed è stato tra i primi a parlare del golpe di Jeruzelski. Proprio a fine anno uscirà un suo saggio-inchiesta sull'autogolpe polacco dell'anno precedente.
"E tutti questi articoli erano fondati su fatti, non su... mistificazioni" conclude infilandosi il cucchiaino in bocca.
"Anche se, dopo le prime fortunate pubblicazioni nazionali, in pochi ricordano il mio nome o i miei articoli. Scoppiata una guerra, salito un nuovo dittatore, tutti si scordano del precedente... figurarsi di un giornalista di provincia" sovrappensiero allenta il nodo della cravatta rossa che indossa.
"Non nego che la storia poteva essere interessante" riflette dopo aver piegato il giornale davanti a quel suo mezzo pasticcino alla frutta. "Dannato vecchio! Avesse almeno controllato le sue fonti prima! Non poso mica buttarmi a capofitto su uno scoop che, se basato su congetture infondate, rischia di farmi rovinare la carriera... e tanti saluti alla targhetta d'ottone, alla porta e all'ufficio! Chi lo assume un giornalista rovinato? Un tabloid?! Per carità!"
Ma quel brivido che aveva sentito poco prima, ora gli fa muovere nervosamente la gamba destra sotto il tavolino. "Un articolo di questo tipo, sul nome che mi ha detto...sarebbe un bel colpo" e già sorride, rievocando l'ebrezza dei sui primi articoli, quelli sulle spese folli della giunta comunale, quando tutti andavano pazzi per il nuovo sindaco.
"Il dado è tratto". Ormai determinato a vederci chiaro lascia una manciata di monete sul tavolo; estrae il taccuino, segna due appunti e lo ripone nella tasca della giacca. "Per adesso ho un nome... 'Flipper', ha detto il vecchio. Incominciamo da qua". Fatto ciò si alza e si dirige verso la porta del bar, ripensando al vecchio e alla sua fama di bugiardo.
"Il mondo è già pieno di bugiardi; perché allungare la coda per l'ottavo cerchio?" poi, ricordandosi i famosi versi: "'Ombre che vanno intorno dicon vero', allora cerchiamo di vederci chiaro!"
E aperta la porta si lascia alle spalle mezzo pasticcino alla frutta e un giornale ripiegato.


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Racconto precedente L'orecchio attento di Diego Petrachi

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