mercoledì 20 marzo 2013

Non così diversi

di Mattia S.

Le porte si chiudono e l'autobus riparte per l'ultima corsa della giornata. La notte è ormai calata sulla città. "Si stanno accorciando le giornate" pensa l'autista, ripetendo la solita frase fatta che usano le persone quando si incontrano per le vie del quartiere.
Ripensa al litigio che ha avuto quella mattina con quel testardo di suo figlio. In fondo è per via dell'età. Sono gli anni delle ribellioni, dei forti ideali. L'età della libertà. Sorride, pensando a quando aveva anche lui 18 anni.
Timonando come il capitano di una nave, fa compiere ampi giri al volante del mezzo allargando le braccia e liberando, in questo modo, le due chiazze più scure sotto le ascelle, sulla camicia. Può tranquillamente mettere da parte il decoro della divisa, c'è solo lui sull'autobus.
Compiendo il suo mestiere, non smette di rimuginare. Anche lui ha avuto il suo da fare con ribellioni e rivolte. Classe 1957, aveva 18 anni precisi durante il '75, quando le manifestazioni non erano ancora rifluite. In alcuni cortei c'era stato pure lui a caricare la polizia. Anche adesso, se ci ripensa, gli viene da sorridere, anche se un pò si vergogna. "Eppure... mi sentivo vivo".
Neanche l'ombra di una persona, per le vie del centro. "Ormai gli uffici si sono svuotati e tutti sono a casa" pensa. È un'ora tranquilla questa.
-Se continua così va a finire che tagliano le corse- si lamenta fra se e se Claudio.
Così borbottando imbocca la strada che porta in periferia, verso il buio della zona industriale.
Anche lui, da ragazzo, testardo com'era trovava ogni pretesto per contraddire quel militare del padre. E quello si, che era un bacchettone; aveva pure fatto la guerra e ci sarebbe morto volentieri per i suoi valori. Altroché, se era severo!
Scorrono le strade e gli incroci deserti con i semafori verdi. Non c'è nessuno che aspetta sotto le pensiline. "A quanto pare arriverò a casa in anticipo" pensa.
Ad un certo punto, dopo la rampa del raccordo, una coppia di ragazzi attende l'autobus sullo sterrato, sotto il palo giallo mezzo scrostato che segna la fermata dei servizi del trasporto urbano.
-La gioventù!- Esclama sottovoce l'autista, accostandosi alla fermata per far salire il ragazzo e quella che potrebbe essere la fidanzata. Dallo specchietto nota che hanno la stesa età di suo figlio Samuele. "Sicuramente si metteranno a pomiciare in fondo al bus" pensa. Ripartendo dalla fermata si dimentica completamente dell'utenza per perdersi nei suoi pensieri.
Lui da giovane credeva in quegli ideali, che poi erano gli stessi di tutta la sua generazione. Samuele, invece, sempre con quell'atteggiamento riflessivo. "L'artista" lo chiamano nel quartiere! Non che non ne sia orgoglioso, sia chiaro. Solo vorrebbe si impegnasse anche in qualcosa di più... concreto. Che si impegni seriamente a trovare un lavoro, ad esempio. A volte, pensa, sembra faccia di tutto per opporsi a suo padre.
In un susseguirsi di supposizioni e di ricordi Claudio arriva sino ai confini della città e torna indietro, ripercorrendo a ritroso le strade deserte del quartiere. Poco prima del capolinea i due ragazzi, che sono stati in silenzio per tutto il tragitto prenotano la fermata e scendono poco prima del capolinea. Claudio, meccanicamente, rallenta, si accosta al marciapiede e apre le porte, senza pensare ai gesti che svolge, tanto gli riescono naturali; persino al timido saluto della ragazza risponde con un grugnito, tanto è preso dalle sue riflessioni.
Quelli che decenni fa erano rivoluzionari e guide, ora sono tutti inseriti nel sistema. E chi ci pensa più seriamente alla rivoluzione? Ora tutti pensano ad avere la pancia piena e poche beghe. Quelle che una volta erano parola d'ordine per i sobillatori adesso sono soltanto slogan sulle magliette, o il testo di qualche canzone di una cariatide che andava forte durante le vere occupazioni delle scuole. I ribelli di una volta, ora, pensano a mantenere le ville e le piscine. O sono entrati in politica. Altro che rivoluzione. Quelli della sua generazione avevano coltivato degli ideali che poi si erano rovinati e venduti; quelli di adesso, sono nati sbagliati e basta.
L'autista arriva al capolinea, si accosta al salvagente, mette in folle e scende dal veicolo. Dalla stazioncina esce il suo cambio, un uomo sulla trentina con la sigaretta in bocca che, senza salutare, salta sul mezzo, cambia il numero e riparte lanciando la cicca fuori dal finestrino.
Immerso nella sera Claudio si incammina verso casa pensando a suo figlio: "bé, in fondo, è solo un conflitto generazionale".


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Racconto precedente Autoesame di Diego Petrachi

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