venerdì 22 marzo 2013

La serata del Capo dello Stato

di Mattia S.

L'undicesimo Presidente della Repubblica volge le spalle alla scrivania ingombra di appunti. Con la mano ancora ferma, nonostante l'età e le parole delle stampe o dei blog che quasi quotidianamente lo bersagliano e lo ingiuriano, si toglie gli occhiali da vista e appoggia la fronte sul freddo vetro della finestra. Meditabondo riflette sui recenti avvenimenti e su quelle carte che, nonostante siano sulla scrivania, gli si sono stampate in testa. La mattina le locuste per colazione, a pranzo i ciechi, e la sera gli smacchiatori di giaguari, tanto per mandare di traverso anche la cena. E ora? I dubbi.
"Ho incontrato anche il comico" pensa il Presidente "Non è stato poi così divertente. Pensavo mi avrebbe mandato a quel paese, come suo solito, invece è stato persino educato, questa volta, faccia a faccia. A differenza di Crimi. Voleva un incarico per il suo partito... cioè, per il suo 'MoVimento'! Gli ho fatto notare che non ha i numeri. Contraddetto non ha fiatato e se ne è andato ribadendo la sua linea politica. Lui che non era neppure nato quando i miei compagni, sulle Langhe, scaricavo caricatori addosso ai Fascisti."
Era comunista il Presidente Napolitano, si sa, lo sanno... anzi... dovrebbero saperlo. Dopo la Resistenza e la Liberazione ha militato nel PCI pensando sempre, con la massima solerzia, a rendere onore ai principi delle Costituzione della Repubblica. Lo dice pure il nome Res publica, la cosa pubblica, di tutti. Eppure tutti vogliono un pezzo di Italia. Tutti pensano, con presunzione, di sapere quel'è la cosa migliore da fare. Tutti abbaiano e si sbranano nelle arene dei format, destra contro sinistra; sinistra contro destra e protestanti contro tutti. Ma nessuno pensa a fare il meglio per gli italiani. "E adesso, qualche giorno prima della pensione, questa incombenza. Ma cosa vogliono? Mi chiamano Morfeo poi mi chiamano per le consultazioni!"
Il Presidente riapre gli occhi, difronte a lui la piazza del Quirinale è deserta. "Saranno tutti a casa a guardare Servizio Pubblico di Michele Santoro"
Si dirige verso la scrivania, continuando a meditare: "Il Presidente della Repubblica rappresenta l'unità nazionale" riflette Napolitano "Ma questa Italia, non vuole collaborare! Non è manco colpa dei partiti ne tanto meno degli elettori. Sarà colpa delle personalità invece? Di coloro che catalizzano il malcontento? Coloro che azzannano l'avversario?"
Destra, sinistra e anti-politici; ognuno con le sue battaglie personali. "Povera Italia" sospirava il massimo poeta, settecento anni fa.
Dalla porta socchiusa dell'ufficio, improvvisamente fa irruzione il cagnetto Empatia, che sguscia tra le gambe dei corazzieri. Da quando Monti ha preparato le valigie per lasciare palazzo Chigi, si è scordato proprio del piccolo trovatello che aveva adottato. Clio non ha resistito e ha voluto portarselo al Quirinale. Come evocata dai pensieri del Presidente, si affaccia sulla soglia dell'ufficio la prima donna italiana.
Con il viso preoccupato per l'arduo incarico che grava sulle spalle del marito, proprio alle soglie della fine del mandato, domanda:
-Tutto bene caro?
Il Presidente Napolitano si china sul piccolo candido batuffolo e lo accarezza. Questa piccola bestiola, solitamente esuberante, si ammansisce subito e, sedutasi sul tappeto, chiama la mano del Presidente con la sua zampetta. Assorto nei suoi pensieri il Presidente rievoca la locuzione latina impressa sul mosaico della sua amata Pompei: "fai attenzione al cane". Poi, rivolto alla moglie:
-Si cara. Vediamo un po come se la cava, in esplorazione, lo smacchiatore.


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