giovedì 28 marzo 2013

Affrontare la tempesta o divorarsi l'un l'altro?

di Mattia S.


"Saturno che divora i suoi figli", cronologicamente collocabile tra il 1819 e il 1823, è un dipinto (olio su intonaco, 146x83 cm) del pittore spagnolo Francisco Goya. L'opera è attualmente conservata a Madrid al Museo del Prado.

Il dipinto in questione fa parte di un "ciclo" di tredici opere conosciuto come serie delle "pitture nere", con cui Goya aveva deciso di decorare la sua casa a Madrid. Tutte queste "pitture nere" sono caratterizzate da toni scuri e temi macabri, incredibilmente esasperati dai volti deformati dei soggetti impressi nelle opere.
L'opera che ha come soggetto il dio romano Saturno (Crono per i greci), era quella che addobbava la sala da pranzo del pittore. Il dipinto rappresenta la parte del mito in cui il dio Saturno venuto a conoscenza,a seguito di una predizione, del fatto che uno dei suoi figli lo avrebbe spodestato incomincia a divorare la sua stessa prole, per ovviare a questa minaccia.
Questa tematica mitica era già stata affrontata in passato dal pittore Rubens, attorno al 1637, con una tela omonima.

Curioso il fatto che Beppe Grillo abbia sbranato la classe di politici che definice 'puttanieri' usando questo riferimento artistico goyano e facendo anche riferimento alle nuove generazioni cui è stato strappato tutto, persino il nome e il futuro.
Come si sa, però, tutte le tredici opere della serie delle "pitture nere" hanno ricevuto un nome dopo la morte del loro autore; stessa cosa per il significato che gli si può attribuire, non sempre univoco o scevro di dubbi.
Una delle tesi più accreditate riprende il nome greco del dio: Crono, e vede così il quadro in un'ottica esistenziale, dove il tempo malvagio divora ogni cosa. Questo è anche il significato più probabile dell'omonimo quadro di Rubens, in cui, il dio viene rappresentato non a caso come un vecchio canuto nell'atto di divorare un infante che stringe fra le mani.
Un'altra interpretazione, in chiave antropologica, considera l'opera sotto la tematica del conflitto generazionale, ossia il vecchio che vuole coercizzare, imbrigliare, dunque annichilire, la libertà della nuova generazione. Secondo questo punto di vista si rappresenta la repressione del nuovo, di ciò che potrebbe soppiantare o, per dirlo con le parole del mito, spodestare il vecchio.
La terza e ultima interpretazione è imprescindibile da una contestualizzazione storica. Il dipinto sarebbe stato progettato e ultimato da un Goya oramai settantaquattrenne, proprio in un periodo di gravi conflitti intestini in seno alla patria spagnola, lacerata e incendiata da rivoluzioni civili. Epoca di incertezza in cui, proprio la Spagna, la patria dello stesso pittore, divora i suoi figli. Assumendo un connotato più politico, il Saturno del dipinto potrebbe essere accostato così al despota Ferdinando VII che aveva ristabiliti l'assolutismo e perpetrato persecuzioni contro i liberisti e coloro che volevano ristabilire la costituzione.

Con controrivoluzioni ideologiche e sbranamenti verbali non si può costruire nulla. I toni bassi, la chiusura solipsistica sulle proprie posizioni, dietro le proprie barricate e la demagogia a buon mercato, dispensata come palliativo, non aiutano. Il paese sta affrontando una tempesta che difficilmente riuscirà a superare stando diviso.

Un meraviglioso quadro del pittore spagnolo è "La nevicata", dipinto che ritrae un gruppo di persone in procinto di affrontare insieme una bufera.




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