lunedì 4 febbraio 2013

Nebbia di Giorgio Caproni

stazione di Falconara Mma - (AN)





Partivo sempre in mattine
nebbiose (con vaporose
e lunghe locomotive nere),
e mi mettevo a sedere
- nel fumo della stazione -
d'angolo, in un vagone.

Partivo nell'ora albina
e umida, quando la brina
copriva ancora i binari
a lutto, e straordinari
suonavano gli ululati
degli altri treni, bagnati.

Partivo senza capire
dove mai andassi a finire.
Avevo nel capo nebbia;
nel cuore - verde - una Trebbia.

Il tempo era di prima
che avessi conosciuto Rina.


Giorgio Caproni (1912-1990) è stato un poeta italiano di origine livornese. Nel 1922 dopo il suo trasferimento a Genova si legherà alla Liguria. Nelle sue poesie spesso viene descritto il paesaggio ligure e, attraverso la rievocazione memorialistica, la sua terra natia, la Toscana.

I versi della poesia sopra riportata sono di vari metri. Spicca subito l'impiego della rima anche interna (vv. 2), elemento formale fondamentale della poesia di Caproni. Ampio uso di enjambement che conferiscono al teso un andamento più narrativo. Frequenti allitterazioni cadenzano la lettura concorrendo alla creazione di un certo ritmo interno e contribuiscono ad evocare determinate immagini grazie al loro fonosimbolismo (lunghe locomotive vv. 3; brina/ copriva ancora vv. 8-9; cuore - verde - una Trebbia vv 16) .


La "nebbia" in questa poesia diviene simbolo della difficoltà ermeneutica: un ostacolo alla conoscenza. Nebbia come elemento che nasconde avvolgendo.
Il componimento si apre con la tematica della 'partenza' del viaggio, "sempre" indica una condizione che si ripete: quella del viaggio e quella della nebbia. Le parentesi segnalano una sospensione del tempo di lettura in cui si focalizza l'attenzione sul mezzo: il treno; "vaporose" (che fanno vapore) sono le "locomotive nere" (contrapposizione vapore chiaro e colore nero, scuro).

"Nebbiose", "vaporose", "fumo" rimandano alla stessa immagine di foschia,di umidità fumosa.

La seconda strofe si apre ancora con il tema della partenza e del bianco dell'alba caratterizzata dall'umidità e dal ghiaccio ("brina") formatosi durante la notte sul ferro dei binari.
Binari "a lutto" rimandano al tema della sofferenza, della disperazione che riecheggia negli "ululati" dei treni che attraversano la nebbia. "Lutto", "ululati" rimandano alla stessa immagina di dolore.
La terza strofe si apre ancora con "partivo"; la partenza, però, in una sorta di climax, è caratterizzata dall'incapacità di capire. In primo luogo non si conosce proprio la meta del viaggio: è il tema del nomadismo, del vagabondaggio senza obiettivo.
Nella testa la stessa "nebbia" del paesaggio che ostacola la capacità di conoscere. Nel cuore, invece, sede dei sentimenti, c'è la verde Val Trebbia, luogo ai confini della Liguria dove lo stesso Caproni aveva combattuto durante la Resistenza.
L'ultima strofe è incentrata sulla memorialità, in cui la mancanza di amore corrispondava alla mancanza di conoscenza. La conoscenza di Rina si ampia sino a conoscenza del mondo. Il tempo della mancanza gnoseologica era quello "di prima".



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