giovedì 21 febbraio 2013

Lo sfregio

La Liberté guidant le peuple

"La libertà che guida il popolo" celebre quadro di Eugène Delacroix, simbolo del romanticismo europeo. L'11 febbraio scorso la tela di Delacroix è stata vittima di un riprovevole atto di vandalismo, da parte di una studentessa di ventotto anni che ne ha danneggiato l'estremità inferiore con un evidenziatore.
Subito si è iniziato il restauro, convocando gli specialisti del caso.

Viviamo davvero in tempo bui se neppure l'arte può stare al sicuro nel museo da sempre simbolo di cultura e luogo di raccoglimento spirituale.



In questi giorni un altro caso ha preso corpo, divenendo da culturale-mediatico a mediatico-politico.
Dopo i famigerati 800 licenziamenti del Corriere della Sera tocca alla (s)vendita della rete La7, praticamente già in tasca a Urbano Cairo; ex collaboratore di S. Berlusconi in seno a fininvest, presidente del Torino Football Club, presidente del gruppo Cairo editore e della Cairo comunication.
Il nostro sfregio potrebbe essere quello della dissoluzione della nostra televisione libera? O più in generale dissoluzione dell'informazione libera nel nostro paese, attraverso i canali tradizionali?
Quanti sfregi deturpano l'Italia.
Pochi giorni fa è caduto l'anniversario della nascita di Nicolò Copernico, matematico dimostratore della teoria eliocentrica. Forse astrologi e ciarlatani troveranno da disquisire attorno a questo anniversario. Ma la domanda, alle porte delle elezioni nasce spontanea e cocentemente attuale. Dobbiamo forse trovare un nuovo centro nel nostro universo nazionale?
I politici e i comici gridano e strepitano, alzano i toni insultandosi e (più o meno indirettamente) insultandoci.

Dovremmo anche noi restaurare la nostra immagine e cancellare questo sfregio per riportare la nostra patria ai fasti e alle glorie del passato? Ma quale passato? Il passato della romanitas ricca di valori, ideali e senso della cosa pubblica? Il passato della carboneria e del risorgimento, della lotta vera?
Il viso della nostra nazione è tumefatto e pesto, colpito da inflazioni, speculazioni, e scandali. Ne abbiamo per tutti i gusti, politici, finanziari, culturali e religiosi. La Chiesa romana, casa di Dio in terra, sembra anch'essa ridotta ad un campo di battaglia. Rovina di un glorioso passato? Maceria del potere temporale dei papi? A fine mese prenderà posto al conclave Roger Mahony, il prete americano che, in California, ha insabbiato numerosi casi di pedofilia.

Quanto si è parlato, in Italia, di "Risorgimento mancato", di "Rivoluzione tradita" oppure, unendo le due definizioni, il pittoresco quanto iconoclasta assunto di "Risorgimento tradito".
La storia si è poi ripetuta in quel ciclo-riciclo polibiano con la "Resistenza tradita".
E la tematica del tradimento si ripete ancora, questa volta guardando il mondo (la casta) dei politici, chiusi nel loro paradiso artificiale sembrano non capire cosa sta succedendo sotto i loro piedi, proprio mentre la terra minaccia di crollare e rovinare in maceria.

La cultura poi, che in tutti i tempi e in tutte le epoche ha veicolato messaggi di lotta, di speranza, di ideali, anch'essa chiusa e ripiegata su se stessa. Sterile. L'atto estremo della mercificazione del prodotto artistico che ha perso la spinta rigeneratrice, la volontà e la forza di far risorgere la nostra nazione da questo cupo epilogo. Spontanea la citazione delle fughe dei cervelli che abbandonano la madre patria, mentre una lacrima di rimpianto le sgorga lungo il viso. Il viso tumefatto della madre che ha dato i natali a numerosi geni, costretta a vedersi morire lentamente. Depauperata su tutti i fronti. Sfregiata.

Anche la nostra libertà e la nostra patria sembrano irrimediabilmente sfregiate; come la Libertà e la Patria, allegorizzate nel quadro di Delacroix, necessitano di un restauro.
Non servono più i palliativi. Non bastano più le promesse.

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